serie aFinalmente è terminata la stagione 2013/14, la prima di riflusso (leggasi niente Europa) dal 1997/98. L’arrivo di Clarence Seedorf ha portato un miglioramento nei risultati, che però per un punto non è bastato a garantire il sesto posto (o settimo, viste le voci dell’ultim’ora sul Parma).

Certamente bisognerebbe ripartire dal tecnico olandese, e per la ben nota questione della buonuscita credo che alla fine sarà così. Non avrebbe senso sostituire un allenatore esordiente in sella da 4 mesi, con un contratto fino al giugno 2016 e che nel girone di ritorno ha ottenuto un quarto posto per numero di punti fatti. E le notizie nelle ultime ore sono positive: pare che Clarence rimanga, e Hernan Crespo -dato per mesi come possibile membro dello staff- si è appena dimesso da Fox Sports. Il tutto in concomitanza con altre dimissioni: quelle di Mauro Tassotti, che annuncia che quella di domenica “potrebbe” essere stata la sua ultima partita in rossonero.

Qualche difetto nella gestione Seedorf c’è, senza dubbio; uno su tutti i cambi sulla trequarti, con il gemello mostruoso dell’Honda visto in Confederations spesso schierato titolare a scapito di Poli o addirittura di Taarabt, e la tattica forse troppo offensiva degli inizi. Il rifiuto di alternare De Sciglio sulle due fasce è un po’ più complesso da liquidare; Emanuelson era inizialmente un terzino, poi adattato ala e addirittura trequartista, con il risultato che oggi non sa fare più niente. Ed è uno che ha all’attivo 17 presenze nell’Olanda. Ma, per fare un esempio, i nomi del Napoli e della Fiorentina sono molto più altisonanti, almeno per quello che ci vogliono far credere i media; il lavoro di Seedorf è in questo senso encomiabile e visti i festeggiamenti e gli abbracci credo che tutto il malumore dello spogliatoio che siti e giornali -anche di area- cercano di imputare al tecnico olandese sia circoscritto, se non un’invenzione. E il derby, che torna rossonero dopo 3 anni, ne è la conferma.

Gli unici ad aver fatto un lavoro migliore di Seedorf, almeno nella parte alta della classifica, sono probabilmente Garcia e Donadoni. Il primo ha donato un ottimo gioco alla Roma, in testa per quasi metà del campionato prima di soccombere a una Juventus più collaudata; mentre il mezzo miracolo dell’ex ct è sotto gli occhi di tutti, anche se non si sa se il Parma potrà effettivamente partecipare all’ex Coppa Uefa. Un Parma costante e che ha saputo capitalizzare gli scontri diretti, arrivando forse più vicino di tutti a fermare la Juve a Torino. Gli 11 rigori non sono bastati alla Fiorentina per entrare in CL, strano. La prova che con i proclami alla “terzi sul campo”, le magliette celebrative e i titoli di giornali amici non si va lontano. Un po’ quello che è successo a Walter Mazzarri sulla panchina dell’Inter, mentre Juve e Napoli hanno ottenuto un titulo per parte, impattando però (soprattutto i bianconeri, che a sentire certi esperti dovevano essere tra le squadre da battere in CL) in Europa. Il bilancio di fine stagione comunque mostra un calcio italiano parecchio indebolito, anche solo rispetto al 2011. La nazionale potrebbe invertire questa tendenza, dato che le migliori prestazioni azzurre arrivano sempre in situazioni di difficoltà.

piterdabrescia

Posted by piterdabrescia

Editorialista da settembre 2012, vice-direttore e curatore delle rubriche "Destinazione" da ottobre 2014