È difficile pensare solo al risultato della partita, sia pensando agli scontri delle ore precedenti fuori dallo stadio, sia soprattutto pensando alla triste notizia che l’ha preceduta: la scomparsa di Stefano Borgonovo. Ex-rossonero (e ricordiamoci il fantastico gol nella semifinale di Champions ’90 contro il Bayern), ottimo giocatore ma soprattutto grande uomo: un esempio, per la sua maniera combattiva di affrontare la malattia e la volontà di parlarne, di sensibilizzare, di aiutare chi non godeva della sua stessa fama ma condivideva quella sorte. Da domani si dovrà tornare a investigare, a capire le vere ragioni dell’incidenza così alta di certe malattie nel mondo del calcio, ma oggi non possiamo che stringerci intorno alla famiglia e agli amici di Stefano. 

Tornando al calcio giocato, bisogna notare che, così come, fino a pochi minuti prima dal fischio d’inizio, i media si sprecavano con affermazioni pessimistiche sulla scarsa forma dell’Italia e sulla batosta che, secondo loro, avremmo rimediato dagli spagnoli, ora assisteremo all’eccesso opposto: una santificazione degli Azzurri e di una supposta “forza” di un collettivo capace di giocare alla pari con le Furie Rosse, se non di annichilire l’undici di Del Bosque. Santificazione certamente agevolata dalla presenza in campo di 7 giocatori di una certa squadra – con 7 Rossoneri, si sarebbero esposti con tali elogi, secondo voi? – e che tende a dimenticare il fatto che, se non siamo in finale, è colpa di uno juventino. Ma non è andata proprio perfettamente, se vogliamo vedere le cose da una prospettiva più obiettiva.

Indomito De Rossi

Indomito De Rossi

Certo, il primo tempo della partita ha rappresentato una delle migliori prestazioni mai offerte dalla Nazionale di Prandelli: la Spagna era in sofferenza per la velocità dell’attacco azzurro (più sul lato destro, con Maggio e Candreva, che su quello sinistro, con Chiellini e Giaccherini spesso in difficoltà nell’intesa), e la tiki-taka non portava che ad uno sterile possesso, con David Silva e Fernando Torres completamente tagliati fuori dal gioco. Onore al merito, dunque: ma bisognava metterla dentro, allora. Non ci si può permettere di arrivare in area con sufficienza, quasi sorprendendosi di essere tanto avanti. Non con una squadra dalla caratura della Spagna, almeno: anche se, delle Furie Rosse delle gestioni di Aragones e Del Bosque, oggi si è visto molto poco, con giocatori in netto ritardo di gamba persino nei confronti di una squadra dalla condizione precaria sin dall’inizio di questa campagna brasiliana.

Nel secondo tempo, invece, la musica è stata ben diversa. A contatto con la freschezza di Jesus Navas (il meno utilizzato fino ad ora da Del Bosque), l’Italia si è vista costretta a cedere spazi sempre più ampi dal lato di Chiellini (a mio parere il peggiore in campo degli Azzurri), data la difficoltà per Giaccherini di gestire entrambe le fasi di gioco. Inoltre, si è cominciata a sentire stanchezza a destra, e la difesa spagnola si è chiusa quasi sempre a riccio – anche a costo di deviare fisicamente il pallone, come ha fatto più volte Piqué – lasciando pochissimi spazi a Gilardino. Nei 90 minuti in cui è stato in campo, l’ex rossonero ha dato l’anima in fase di contenimento, ma non è mai stato, e noi milanisti lo sappiamo, l’uomo adatto a sostenere da solo l’attacco nei grandi match. E si è davvero sentita la mancanza di Balotelli, per quanto i sostenitori dell'”ItalJuve” hanno messo e metteranno a tacere l’importanza di un’assenza del genere.

A corto di ossigeno, nei 30 minuti di supplementari, a parte la fiammata iniziale con il palo di Giaccherini, ci siamo chiusi nella nostra trequarti, costretti a subire l’assedio degli spagnoli – apparsi quasi più corroborati di quanto non fossero nelle prime fasi di gioco, che solamente grazie alla loro imprecisione non sono riusciti a vincere una partita ai punti molto equilibrata, ma che non ci permette di recriminare tanto quanto i primi 45 minuti avevano fatto sperare. Poi è arrivato il responso della cinica lotteria dei rigori, tra il cucchiaio di Candreva (sarà oggetto della stessa beatificazione di Pirlo contro l’Inghilterra?) e l’errore di Bonucci, e si sa: la storia – anche e soprattutto nel mondo del calcio – la scrivono sempre i vincitori. Abbiamo provato a dedicare una vittoria a Stefano, ma non ce l’abbiamo fatta.

ITALIA – SPAGNA 6-7 d.c.r. (0-0 dopo 120′)
Italia (4-3-1-2): Buffon; Barzagli (1’st Montolivo), Chiellini, Bonucci, Maggio; Candreva, De Rossi, Pirlo, Giaccherini, Marchisio (33’st Aquilani), Gilardino(46’st Giovinco).
Spagna (4-3-3): Casillas; Sergio Ramos, Arbeloa, Piquè, Jordi Alba; Xavi, Iniesta, Busquets; Pedro (34’st Mata), Torres (49’st Javi Martinez), Silva (7’st J. Navas).
Arbitro: Webb (Ing)
Ammoniti: De Rossi, Piquè
Rigori: Candreva (I) gol; Xavi (S) gol; Aquilani (I) gol; Iniesta (S) gol, De Rossi (I) gol; Piqué (S) gol; Giovinco (I) gol; Sergio Ramos (S) gol; Pirlo (I) gol; Mata (S) gol; Montolivo (I) gol; Busquets (S) gol; Bonucci (I) alto; Jesus Navas (S) gol

Posted by bari2020

Vice-direttore del blog. Responsabile dei Post-partita del Milan e della Nazionale e della rubrica di approfondimento sulla Champions League: attivo sul blog da Gennaio 2010.