Ci risiamo: in questi giorni i tifosi tornano ad essere i protagonisti del calcio più dei giocatori. Roma-Inter di stasera è considerata una partita a forte rischio, le misure di sicurezza dentro e fuori l’Olimpico sono state intensificate per cercare di mantere l’ordine pubblico.

Questo perchè si dice che a tifare per i nerazzurri potrebbero essere presenti molti tifosi laziali, gemellati da tempo con l’Inter, in un rapporto divenuto quasi fraterno durante la partita di domenica sera. E dunque la finale di Coppa Italia tra Inter e Roma, tra Mourinho e Ranieri potrebbe diventare l’ennesimo pretesto per assistere a scontri tra tifosi laziali e romanisti. Potrebbe, sarei felice se domani questo post fosse del tutto anacronistico.

Tifosi laziali e romanisti che poi sono esattamente gli stessi che negli ultimi anni si sono trovati più volte fianco a fianco. Lo erano quando hanno fatto sospendere il derby nella stagione 2003-04, spargendo tra tribune e campo (si perchè, ovviamente, gli ultrà sono entrati in campo a parlare coi capitani…) la voce che una camionetta della polizia avesse investito e ucciso un bambino, lo erano nel 2007 quando misero a ferro e fuoco mezza Roma, alleandosi in un’unica orda giallorosso-biancoazzurra contro il nemico comune: le forze dell’ordine (chi volesse rinfrescarsi la memoria, legga qui). Il tutto, fino all’escalation degli ultimi giorni, con i tifosi laziali che arrivano a fischiare i propri giocatori che provano a non perdere (!) e ora che intendono “partecipare” ad una partita che non li rigurda minimamente.

Come al solito il mondo ultrà (e in particolare quello capitolino) mostra grande coerenza. Un giorno tutti amici e uniti contro gli sbirri, il giorno dopo gli uni contro gli altri, in un derby parallelo, quello dei coltelli. Poi magari ci vengono anche a dire che loro sono più tifosi di noi, che è normale andare al derby con spranghe e coltelli (purtroppo non ho trovato il link dell’intervista a quello pseudo-tifoso), che non possiamo capire. Che c’è da capire?

Ovviamente il discorso non riguarda esclusivamente Roma (che pure è il cuore del tifo violento). Per rimanere all’attualità, domenica i tifosi genoani intendono non fare avvicinare i milanisti allo stadio, a quindici anni di distanza dall’uccisione di Vincenzo Spagnolo.

E’ anche inutile fare della retorica stucchevole, sappiamo bene come funziona: tanto clamore per qualche giorno e poi si infila di nuovo la testa sotto la sabbia. Non servono i biglietti nominali, non servono i tornelli, gli imbecilli si spostano a 100 metri dallo stadio e sono liberi di fare ciò che vogliono. Dico solo che questo non è calcio, questi non sono tifosi. Ben vengano le proteste “colorate” (tifosi con la stessa sciarpa o la stessa maglietta), ben vengano le pañolade, ben vengano i tamburi, gli striscioni e la bandiere nelle curve. Quello che non deve entrare è l’odio.

Posted by LaPauraFa80