Un simbolo di onestà, correttezza, sportività e - soprattutto - igiene orale

Questo verso di Neffa del 2006 mi ricorda ogni volta la “gioia finta” che fu un po’ il momento topico di quella calda, strana estate: gli interisti che, dopo decenni di letargo, scesero in piazza e strombazzarono in assordanti caroselli nelle città orfane dei villeggianti, non già per la vittoria di una Supercoppa [in modo da permettere loro di definirsi “supercampioni d’Italia” grazie ad una partita ad inizio stagione] o per uno sfavillante Trofeo Birra Moretti, ma per uno scudetto. Il quattordicesimo, dopo diciassette lunghi anni di attesa, con la parentesi di un godutissimo 5 maggio. Da lì sono cominciati anni duri, fatti di aiutini qua e là, scudetti sull’arrivo dei quali già mi dilungai in un post di un po’ di tempo fa.

Ma ora, dopo un Mourinho il cui ciclo ha avuto effetti più nefasti che buoni (e forse si capisce perché il suo dogma sia “mai più di due anni in uno stesso posto”: al terzo crollano fisicamente), sembra finita un’epoca. Dall’allenatore “campione di tutto”, si è passati a Benitez, a Leonardo, a Gasperini (Gasperini! Comico per chi criticava la scelta di Allegri!). Da “una delle rose più forti del mondo”, si è passati ai mal di pancia di Eto’o e Sneijder, alla ventilata ipotesi di uno scambio tra Maicon e Gago.

Eppure qualcosa resta: grazie a quel cartoncino incollato con l’UHU stic (sì, Google AdSense ci dovrebbe pagare anche per queste cose), possono ancora fregiarsi del titolo di portatori del vessillo dell’onestà, di unica squadra pulita in un sistema più marcio degli intrighi alla corte di Amleto, di povera, tenera vittima sacrificale, di Ifigenia pronta ad essere sgozzata in nome della forza maggiore prima che Palazzi, come una novella Artemide, la sostituisse con il cervo delle penalizzazioni elevandola agli altari delle vittorie dai quali tanto era rimasta lontana, poverina. Con giocatori del calibro di Gresko, Adani e Ümit, in un sistema giusto, avrebbero dominato la scena arrivando in poco tempo alla seconda stella!

Ma sì, hanno ragione, sono loro gli onesti. Talmente onesti che, se per un errore di un dirigente dell’altra squadra vincessero una comproprietà alle buste, rimedierebbero subito all’errore restituendo il giocatore. Talmente onesti che preferirebbero di gran lunga essere assolti da eventuali accuse, piuttosto che subire l’onta di una prescrizione, e che, soprattutto, nel caso essa avvenisse, la considererebbero una grande vergogna e non qualcosa di cui vantarsi o da spacciare come un’assoluzione sui giornali (anche se si sa, nel giornalismo italiano il Tg1 ha sempre fatto scuola).

E soprattutto, li ammiro tanto nella loro onestà e nel loro stile, ancora più rinomato di quello tanto invocato dalla Juve degli Agnelli, e sono proprio sicuro che, nel remoto caso che, in un giorno, un minimo episodio oscuro sfiorasse l’Inter, la reazione della dirigenza, e soprattutto di un uomo così distinto come il presidente Moratti sarebbe assolutamente composta e collaborativa con le autorità.

E, sempre nel loro invidiabile stile, se in un remotissimo caso – questo è un periodo ipotetico dell’irrealtà – quello scudetto di cui parlavo prima venisse annullato dalla giustizia sportiva, di sicuro questa decisione verrebbe accettata con la massima sportività, soprattutto da quel grand’uomo di Moratti, che mai potrebbe nemmeno minimamente pensare di piangere, lamentarsi, criticare e, soprattutto, mollare tutto nelle mani del figlio. È uno scenario praticamente impossibile, se ci pensate.

Posted by bari2020

Vice-direttore del blog. Responsabile dei Post-partita del Milan e della Nazionale e della rubrica di approfondimento sulla Champions League: attivo sul blog da Gennaio 2010.