https://i0.wp.com/static.blogo.it/calcioblog/gazzetta_inter.jpg?resize=284%2C190Come insegna il buon Travaglio, quando leggete un giornale, guardate, prima di tutto, chi è il suo editore. Detto fatto. Gazzetta dello sport, RCS Mediagroup. Consiglio di amministrazione John Elkann, Franz Grande Stevens (Juventus), Diego della Valle (Fiorentina). Proprietà, tra gli altri: 10,43% della Fiat, 5,499% dei Della Valle, 5,461% della Pirelli, famiglia sì come abbiamo appreso Milanista ma non dalla parte dei Tronchetti Provera. Questo, come abbiamo visto, ha dato adito a due cose.

Punto primo: Juventus. Eliminazione di Luciano Moggi. E’ quanto emerso a Napoli (sul cui processo torneremo nei prossimi post). Che Montezemolo e i suoi volessero farlo fuori, è risaputo da alcune intercettazioni venute fuori proprio a Napoli. Se aggiungiamo poi, che i giudici del processo sportivo avevano emesso le proprie condanne, basandosi sull’aver “interpretato un diffuso sentimento popolare”, sentimento che primo tra i media era proprio il giornale rosa ad aver diffuso ecco qui che scoppia un retroscena interessante.

Punto secondo: Inter. Eliminata sé stessa, con gli Elkann finalmente al potere nel CDA Bianconero, ecco che il giornale rosa, fresco della sua autorevolezza e del suo potere mediatico viene messa in disparte. Il 14% è infatti controllato da Mediobanca, il cui presidente, Cesare Geronzi (si, quello che troviamo con Cragnotti nel Crac Cirio), è tifoso interista. Troviamo anche Giuseppe Rotelli, che ha 3 ospedali indagati dalla procura di Milano, per rimborsi sanitari gonfiati. Lo troviamo protagonista nei movimenti dei titoli RCS, in una inchiesta del 2008/09 per eccesso di rialzo di quotazione. Un altro 7% sempre di Mediobanca alla famiglia Pesenti e così via.

Il filointerismo del giornale rosa si fa sempre più consistente. A Calciopoli si apre il processo d’appello, processo che viene ignorato in toto dal giornale rosa dopo il celebre titolo “Condannateli” nel pre-2006. Il 2 Febbraio 2010 viene nominato direttore il filointerista Andrea Monti, non dimenticando, ovviamente, tra le prime firme di RCS, Beppe Severgnini, ma di lui abbiamo già parlato. Esempi di notizie toppate, il bilancio 2007/08 e i 163 milioni di passivo, ma è su quello dell’anno seguente che proprio Andrea Monti dà il suo meglio sulle accuse di Platini “nessuno comprerebbe l’Inter” ricordate? La situazione reale, era invece, ben diversa.

Il 28 Aprile arriva quindi l’ufficialità dell’accordo commerciale, di cui abbiamo ampiamente trattato nei commenti precedenti, accordo che è stato reso noto dopo che era stato scoperto un conflitto di interesse nella realizzazione di alcuni DVD celebrativi dell’inter (ma i floppy disk non bastavano?) da parte della stessa RCS.

Ma passiamo al lato più “divertente”, quello sportivo. Le moviole sono diventate uno spasso. Linea comune: sempre e comunque nel dubbio l’episodio accaduto all’Inter va interpretato nella maniera più favorevole alla squadra nerazzurra, ovviamente il contrario per le rivali.

Esempio 1. 6 Gennaio 2011, è il famoso gol di Strasser a Cagliari. “Milan, gol in fuorigioco” scandito a chiare lettere nel titolo, per un gol, che, in posizione dubbia, dare o non dare non era uno scandalo. Il messaggio implicito “il Milan ha rubato” senza aver visto l’entità del presunto fuorigioco è chiaro. Più moderata l’autrice nelle righe

Il gol del Milan: sull’assist di Cassano, Strasser è in posizione irregolare; sbaglia Passeri, ma è davvero questione di centimetri

Ma ormai il danno è fatto nel titolo. Ma cosa succede quando la stessa cosa, capita all’Inter, in casa, contro il Bologna, nella vittoria per 4-1? La stessa moviolista, Elisabetta Russo, la tratta così.

Difficilissimo decidere sul primo gol dell’Inter: Eto’o per Stankovic che appena appena con la punta del piede destro è al di là dei difensori. In questi casi, nel dubbio, il guardalinee, secondo la direttiva Fifa, non deve segnalare: fa bene Marzaloni.

Ci piacerebbe che anche nel caso di Strasser fosse stata citata la normativa Fifa. Ma andiamo oltre

Esempio 2. Gol di Ibra e Pazzini. Identici nella dinamica. E’ la giornata, del derby di Roma, ma la Rosea mette subito le mani avanti “Milan, giusto annullare due gol”. E’ Francesco Ceniti ad aprire con “Brighi esce a testa alta da San Siro” una frase che non può altro che evidenziare il mettere le mani avanti di chi sa di scrivere in malafede.

Altra rete non convalidata ai rossoneri al 15’ quando Ibra controlla il pallone aiutandosi anche con un braccio prima di calciare

Ci sarebbe da discutere semanticamente su quell'”anche” come se il toccare con un braccio non fosse vincolante per il gol. Ancor più da discutere è come il signor Ceniti sia così convinto, nell’immagine dubbia, del braccio di Zlatan Ibrahimovic. Ed ecco, questa settimana, la strategia numero uno in atto, ovvero mettere subito in chiaro il gol di Pazzini prima di tutto nel titolone.

Stesso stadio, stessa area. Cambia, però, il giudizio dell’arbitro. Di che cosa stiamo parlando? Del gol segnato ieri da Pazzini (convalidato) e quello realizzato da Ibra otto giorni fa contro il Bari (annullato e svedese ammonito). Chiariamo subito il nostro pensiero: le due azioni sono diverse e quindi sono corrette le interpretazioni di Orsato e Brighi. Partiamo dalla rete decisiva di Pazzini (foto in alto) contro il Lecce: a creare sospetti in diretta è il movimento del braccio che sembra toccare il pallone. Rivisto alla moviola, però, si capisce come lo stop sia di petto. A voler essere perfezionisti ci sono una paio d’inquadrature che lasciano minimi dubbi, ma la sensazione è che non ci sia fallo. La scena si capovolge se la confrontiamo con l’azione di Ibra (foto in basso): in quel caso il replay confermava l’impressione avuta a velocità normale col braccio del milanista fondamentale per addomesticare il pallone.

E’ sempre Ceniti a illuminarci così, valutando millimetriche impressioni (sue) a velocità normale.

Esempio 3. E’ il Week-end di Inter – Cagliari e Chievo – Milan. Una par condicio di errori, che a quanto pare non viene però applicata nelle spiegazioni, per far apparire l’errore del Rossonero comunque il più grave.

Una par condicio che Braschi avrebbe voluto evitare. Due errori gravi, infatti, hanno condizionato le partite di Inter e Milan, in lotta con il Napoli nella volata scudetto. C’è poco da aggiungere, lo stesso designatore ieri si molto arrabbiato quando ha rivisto in tv il gol del Milan, così come non aveva digerito lo sbaglio sulla rete decisiva dell’Inter (arbitro Celi, assistente Pugiotto). A “tradire” al Bentegodi è stato Luca Banti, arbitro internazionale che aveva fatto molto bene nella prima parte di stagione (ottimo, ad esempio, in Inter-Juve), ma poi aveva accusato un calo di forma. Al 25’ la svista sul gol di Robinho è davvero incomprensibile perché Banti è nelle condizioni migliori per giudicare. L’azione si sviluppa sulla destra con il cross di Cassano, poi torre di Ibra per il brasiliano che spalle alla porta controlla il pallone con un braccio, prima di segnare. L’arbitro è a 10 metri dal rossonero, non impallato da altri giocatori: eppure non si accorge dell’irregolarità. Nell’occasione non l’aiuta l’assistente Di Fiore.

Mentre la premiata coppia Ceniti-Russo, su Ranocchia (ponendolo dopo Chievo – Milan) se la cava con

La partita è viziata dal grave errore dell’assistente Pugiotto sul gol dell’Inter: sul tiro di Kharja, Ranocchia (come Thiago Motta) è oltre difensori e portiere. Il gol era da annullare, perché (che la tocchi o no) lui disturba Canini che devia in rete.

Esempio 3. Ve la ricordate Palermo – Inter 1-2 e le sfuriate di Zamparini? Lì il signor Ceniti fece veramente un capolavoro.

Chiede tre rigori il Palermo, ma l’unico errore certo è ai danni dell’Inter: Eto’o è fermato davanti a Sirigu per un fuorigioco che non c’è (difficile valutarlo: roba di centimetri). Sugli episodi in area nerazzurra, il dubbio più grande al 44’ della ripresa: Chivu entra in modo deciso su Nocerino. Prende prima il pallone, ma poi sullo slancio colpisce in pieno l’avversario. Gli va bene perché tiene la seconda gamba indietro (l’intervento a piedi uniti è sempre fallo anche se si colpisce il pallone), ma il rischio è davvero alto: Romeo poteva pure decidere di dare il penalty. Fa bene, invece, al 26’ del secondo tempo quando lascia correre (decisivo l’aiuto dell’assistente Grilli) sulla trattenuta reciproca tra Cassani e Chivu. Cassani protesta ed è ammonito. Qualche minuto dopo la leggera spinta di Santon a Maccarone non giustifica il fischio di Romeo. Certo, resta il problema dell’uniformità sulle trattenute (vedi rigore dato contro la Lazio).

Quando invece capita, contro di noi, vediamo, oltre, che ovviamente, al solito titolone…

Serata no per Banti e i suoi collaboratori, Grilli e Rosi: al Palermo mancano 2 rigori, al Milan 1, e l’azione da cui nasce il fallo di Sirigu su Ambrosini è viziata da un “mani” del milanista. Il primo episodio al 17’: Pinilla ha il pallone spalle alla porta, e mentre cerca di girarsi, Thiago Silva lo tocca da dietro; lui si lascia un po’ cadere, ma un minimo contatto sembra esserci. Il secondo, più netto, al 10’ del secondo tempo: punizione per il Palermo, Miccoli batte a giro, Boateng in barriera tocca con il braccio destro totalmente staccato dal corpo. Subito dopo l’1-1, Pato s’invola in area di rigore, e Munoz lo stende con una spallata: anche questo è rigore.

Quindi, riflettendoci sopra, il minimo contatto è da rigore su Pinilla ma, la leggera spinta di Santon, evidentemente no.

Ormai il gioco l’abbiamo capito, affermare e negare, affermare e negare per manipolare l’opinione pubblica. Sia che si tratti di moviole, sia che si tratti di intercettazioni. Chissà, cosa sta pensando, da lassù, il povero Cannavò.

Diavolo1990

Posted by Diavolo1990

Amministratore, co-fondatore e capo-redattore del sito dalla sua fondazione.