Il Surf. Uno sport pittoresco e affascinante.
In Italia cavalcare le onde è improbabile per ovvi motivi, possiamo quindi immedesimarci nelle emozioni che prova un surfista solamente attraverso citazioni celebri di film quali Point Break, capolavoro assoluto in cui riecheggia la bellissima frase pronunciata da Patrick Swayze: “Io credo che neanche tu hai ancora capito il vero spirito del surf. È uno stato mentale, dove prima ti perdi e poi ti ritrovi.”

Diverso è il discorso metaforico, dove nelle spiagge di molti strani personaggi le onde da cavalcare sono invece tante, troppe.
Il Milan di domenica è qualcosa di troppo brutto per essere vero, le varie battutine su Halloween e festa dei Morti ci stanno tutte, eccome se ci stanno; dopotutto l’ironia è una delle doti più raffinate e intelligenti che esistano.
Meno intelligente è la goduria che ci provano molti tifosi nell’esternarle e nel poterle esprimere, ma posso capire che ognuno è libero di tifare come vuole e giudicarlo lo trovo molto brutto, anzi preferisco riflettere e capire i punti di vista diversi dal mio, cosa che molti non hanno l’intelligenza di fare, preferendo risposte saccenti e arroganti tipiche dell’utente medio, incapace di dialogare con umiltà e soprattutto col sorriso, cosa che un argomento come il calcio deve anteporre a priori.

Preso atto della scissione tra tifosi, poco importante, bisogna però prendere atto anche di quella all’interno della squadra. Perchè è chiaro che qualche meccanismo si sia rotto, il giocattolo non funziona più ed è sotto gli occhi di tutti, pessimisti e non.
Parliamoci chiaramente, il Milan è ancora a uno sputo dal terzo posto, non siamo brocchi ora così come non eravamo più forti del Real Madrid dopo la partita di Parma, quello che preoccupa è però la mancanza di grinta e di energia palesatosi nelle ultime partite. Non esiste problema tecnico o tattico che giustifichi il Milan nel perdere contro il Palermo dopo due pareggi con Fiorentina e Cagliari, la nostra rosa è superiore a prescindere da qualsiasi sofismo.
Ma se dopo un pugno di partite vedi giocatori che prima ti hanno trascinato a suon di colpi di tacco e gol a grappoli, essere meno incisivi di un piatto di broccoli nella cucina di Galeazzi, allora è chiaro che anche Pippo i suoi limiti li abbia. Limiti ovvi, limiti dati dal fatto che sia la sua prima esperienza in serie A, alla guida di una squadra che dire che ti mette pressione è poco, con i tifosi pronti a metterti alla gogna dopo due partite sbagliate e mai generosi neanche quando le cose vanno bene.

Mentre i surfisti cavalcano le onde però, forse la cosa migliore è quella di valutare a 360 gradi. Di aspettare, di dare tempo dove ne serve, di non fare catastrofi laddove bisogna costruire sopra, di non invocare i Seedorf solo perchè anti-paladini della società, di rispettare, sempre. Chi non ha ragione alza la voce, insulta, sputa dopo una partita storta, attende sulla riva del fiume i cadaveri della squadra che dice di tifare, pubblica editoriali solo dopo i Milan-Palermo.
Meno onde, più fosforo.

Mattia Urbinati

Posted by Mattia Urbinati

Prima c’era il gioco del calcio, poi è arrivato il Milan. Da quel momento tutto è cambiato. (L'Equipe)