vittoria-milan-sul-genoa-2-1-seriea-calcioSono tre vittorie, in tre partite. Non era forse previsto e prevedibile da nessuno, eppure le cose sembrano realmente indirizzate verso la strada giusta. È uno dei momenti più difficili della storia recente, eppure una squadra da molti sbeffeggiata riesce ad ottenere il massimo anche in una delicatissima trasferta come quella di Geneva contro i rossoblu.

Seedorf aveva parlato di una partita difficilissima, forse la più difficile da qui alla fine: ed in effetti non c’è stata quella padronanza del campo vista nelle uscite precedenti. Il Genoa ha messo a dura prova la nostra resistenza difensiva, facendo spaventare in troppe occasioni squadra e tifosi. Ma anche in una partita così si sono evidenziate mette differenze con il passato: basta rassegnazione, basta atteggiamento passivo. Il Milan c’è, e ieri lo ha fatto vedere, lottando e tenendo con le unghie il risultato che voleva e di cui aveva bisogno. Tre punti pesanti, ottenuti con due goal altrettanto pesanti di due rinforzi di gennaio: Taarabt prima, grande conferma ad ogni partita, e Honda poi. Già, Honda. Il giapponese cercava il goal da tanto tempo, e finalmente è riuscito a trovarlo; la sua crescita era stata chiarissima, e anche ieri, nonostante abbia sbagliato abbastanza, si è sacrificato e ha lottato per 90 minuti. Come tutti d’altronde, perché queste partite, con pochissime occasioni da sfruttare con lucidità e tanta sofferenza in difesa, si vincono solo con il sacrificio, l’orgoglio, l’unità di squadra.

Lontani dal passato, finalmente. Vincere non è scontato, ma fino a qualche tempo fa perdere lo era diventato. Una sconfitta quasi non faceva più notizia, era un’abitudine, e in gare difficili come quella di ieri troppe volte la squadra ha tirato i remi in barca, affidandosi solo alla fortuna e magari all’imprecisione degli avversari. Niente organizzazione, niente direttive precise: il caso regnava sovrano. Sono finiti quei tempi, per fortuna: Clarence ha delle idee, e le porta avanti correggendole se necessario. Tutti sanno cosa vuole, tutti hanno indicazioni chiare e precise, ed è anche normale che sia così in una squadra come il Milan, anormale era il passato. Da qui alla fine bisogna proiettarsi al futuro, capire chi realmente è disposto a farsi “plasmare” per il bene del Milan, sacrificando e mettendo da parte un po’ di velleità personali. Chi ci sta, merita di rimanere sulla barca, perché tutti devono essere convinti che si sia remando nella giusta direzione.

L’Europa League da raggiungere potrebbe essere un primo step verso il futuro, anche se ancora non sono convinto che ci possa far così bene giocare il giovedì e la domenica in una stagione di ricostruzione totale. Certo, togliere un posto agli indonesiani potrebbe valere il sacrificio, ma è ancora presto per parlarne. Non facciamoci confondere da queste tre vittorie: bisogna continuare a lavorare, per essere sempre più lontani dal passato e un po’ più vicini al futuro.

Posted by Nicco

Editorialista del blog. Responsabile degli approfondimenti sulla squadra immediatamente successivi alle gare italiane.

5 Comments

  1. Caro Nicco,Diavolo ha posto una domanda e tu gli hai dato la giusta risposta:
    – chissà dove saremmo se avessimo tolto dalle palle l’incapace di Livorno a tempo debito?
    -più lontani dal passato e un po’ più vicini al futuro.
    Bastava che Galliani piagnucolando istericamente non lo avesse difeso ancora il suo adorato “manichino che rideva sempre ed era fresco come una rosa”.
    Ma era ancora meglio se ce lo risparmiava fin dall’inizio quel manichino.Non avremmo perso uno scudetto gia’ vinto lo, scorso anno saremmo arrivati secondi e questo sicuri terzi.E non ci saremmo persi il raro e raffinato piacere di vedere giocare insieme Ronaldinho ed Ibrahimovic.Ricordo una partita che Ibra a momenti se lo andava a prendere di persona a Dinho in panchina.Ma che peccati dovevomo espiare per avere questo frustrato invidioso e geloso dei grandi campioni sulla nostra panchina.E ancora ci saremmo goduti il nosro Pirlo ,un altro Pallone D’Oro per merito.Mi fermo qui ma potrei continuare,fatelo voi!

    1. Non facciamoci confondere da queste tre vittorie: bisogna continuare a lavorare, per essere sempre più lontani dal passato e un po’ più vicini al futuro.

      Caro Vittorio Nicco ha espresso un parere totalmente condivisibile che ho riportato in grassetto.
      Ora non esaltiamoci più di tanto ma evitiamo di avvilirsi ricordando gli errori, del team e della proprietà, commessi nel recente passato.
      Conta è il futuro che deve vedere anche l’impegno della proprietà, nell’acquisizione di quei giocatori che potranno far tornare grande il Milan.
      Nell’ultima campagna di rafforzamento, se si esclude il possibile flop Essien, la società si è ben comportata acquisendo, forse, possibili giocatori da Milan.
      Clarence Seedorf continua a magnificare Keisuke Honda. C’è da credergli visto com’è riuscito a rivitalizzare giocatori che sembravano oramai lontanissimi dal Milan,
      La cosa più importante è il ‘giuco’ e la condizione fisica, che comincia ad intravvedersi, frutto di allenamenti mirati e produttivi,
      Non facciamoci illusioni ma seguiamo, con fiducia, sia l’evolversi della ristrutturazione societaria che i progressi della squadra.
      La concordia e l’unità d’intenti sono sempre alla base delle imprese sportive che possono diventare grandi imprese se supportate dalle qualità dei protagonisti.
      Al momento sia Adriano Galliani che Barbara Berlusconi stanno svolgendo egregiamente i loro compiti.
      Che ci abbia visto giusto, anche questa volta, il tanto vituperato Silvio?

    2. Veramente Galliani dopo Verona lo ha scaricato e lì lo ha salvato BB.

  2. Meno male hai concluso bene: non facciamoci confondere da queste tre vittorie. Abbiamo preso un non allenatore che si sta facendo le ossa, concediamogli tutto il tempo e la pazienza che merita e speriamo che la proprietà lo accontenti, nella prossima campagna acquisti, tagliando i molti rami inutili e potenziando dove serve. E teniamo i piedi ben piantati in terra!

  3. Concordo che Seedorf non sia ancora un allenatore completo. Lo fosse stato Allegri lo avrebbe superato prima e non dopo tutto questo tempo. Seedorf finora è stato comunque fra il sufficiente e il discreto. Quindi siamo già su livelli eccelsi rispetto al suo predecessore che viaggiava fra l’ insufficienza grave e la mediocrità

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