La route 66 è una famosa strada statunitense (highway) che parte da Chicago e arriva a Santa Monica, collegando l’Illinois alla California. Ecco, Weah contro il Verona, l’ 8 settembre 1996, percorre la strada che collega le due aree di San Siro palla al piede. Ma andiamo con ordine.

È la prima giornata di campionato, c’è ancora un discreto caldo e Schumacher sta andando a vincere il Gran Premio d’ Italia. Dopo 5 anni indimenticabili e travolgenti Fabio Capello ha preso la strada di Madrid e a sostituirlo sulla panca rossonera c’è l’ uruguaiano Tabarez che, nell’ esordio stagionale nella finale di Super Coppa italiana, ha già rimediato la peima sconfitta contro la Fiorentina di Batistuta.

Tabarez schiera un 4-3-1-2, usa quindi il trequartista a differenza di tanti suoi colleghi italiani di quell’ epoca che, influenzati da Sacchi, dei numeri 10 non sanno che farsene. Il 10 in questione è Baggio che vuole riscattarsi dopo l’ ultima stagione passata tra panchine e sostituzioni. Le due punte sono Weah e Simone, mentre in difesa c’è Galli al posto dell’ indisponibile Baresi.

Di fronte c’è il Verona che torna in A dopo quattro anni e che correrà di nuovo in B a fine stagione (penultimo) causa la pochezza tecnica disarmante. L’ allenatore è Gigi Cagni che mette in campo una formazione tutta italiana. Questo dovrebbe rendere orgogliosa la tifoseria calda veronese che, qualche mese prima, aveva manifestato di dissentire leggermente sull’ acquisto del giocatore di colore Ferrer, esibendo in curva un manichino nero impiccato e lo striscione “el negro i ve lo ga regala’, dasighe el stadio da netar”.*

Sono gli scaligeri a passare in vantaggio: cross innocuo dalla sinistra, un cross alla De Sciglio tipo, Costacurta e Rossi fanno casino che sembrano Ollio e Stanlio, la palla sfugge al controllo milanista e De Vitis ne approfitta per siglare il vantaggio gialloblu. Nel resto del primo tempo il Milan capisce poco niente e rischia di rimanere in 10 causa gomitata di Maldini a Binotto.

Nella seconda frazione, a togliere le proverbiali castagne dal fuoco, ci pensa il mai soppravalutato Marco Simone che, in poco più di un quarto d’ora, segna una doppietta: il primo gol lo fa di forza, il secondo tutto di classe.

Forza, classe e velocità li mette insieme Weah al minuto 87.

Angolo battuto in maniera inguardabile dall’ Hellas che viene raccolto da George appostato al limite dell’ area. Il liberiano controlla e parte. La falcata potente e decisa lo porta subito a centrocampo e gli avversari capiscono che devono aggredirlo per evitare il peggio: gli vanno addosso Vanoli, Colucci e Caverzan. Con una veronica e un mezzo rimpallo Weah li salta e a contrapporsi ora c’è Corini che, però, è già lento di suo e, in più, è fermo e, di conseguenza, spacciato. Arrivato al limite dell’ area, il pallone d’ oro decide di non saltare il portiere in uscita ma di fulminarlo con un tiro all’ angolino. George termina la sua corsa, tra il fragore di San Siro, andando ad abbracciare un tipo sotto la curva nord, beccandosi l’ ammonizione.

Il conto lo chiude, poco dopo, Baggio. A Tabarez, invece, il conto lo chiuderanno qualche settimana dopo, poiché questo è l’ inizio di una stagione da brividi. Il sudamericano sarà sostituito da Sacchi che non riuscirà ad evitare una precoce eliminazione in Champions League (sconfitta fatale col Rosenborg in casa) e un mediocre 11′ posto in classifica, condito dalla sconfitta interna con la Juventus per 6-1.

*il nero ve l’ hanno regalato,ora dategli lo stadio da pulire.

Milan: Rossi, Panucci, Maldini, Albertini, Costacurta, Galli, Boban (90′ Ambrosini), Desally, Baggio, Weah, Simone (83′ Eranio).

All. Tabarez

Hellas Verona: Gregori, Fattori, Paganin, Caverzan, Baroni, Binotto (81′ Manetti), Orlandini (75′ Reinaldo), Colucci, Corini, Bacci, De Vitis (75′ Maniero).

All.  Cagni

Arbitro: Rodomonti.

Reti: 25′ De Vitis, 49′ e 66′ Simone, 87′ Weah, 94′ Baggio.

Posted by AL diavolo

Milanista dal 1999 causa padre e scudetto di Zaccheroni. Dotato di elefantesca memoria, nostalgico degli anni che furono ma che spera vivamente di rivivere. Anche se uno come Nesta non nascerà più.