L’intervista di Boban pubblicata ieri sulla Gazzetta è forse la goccia che fa traboccare il vaso e che ci preparerà all’ennesima rivoluzione estiva verso un mercato fatto dalla quinta dirigenza diversa negli ultimi cinque anni. L’intervista non arriva per cercare di risolvere la situazione – la decisione è già stata presa: Maldini e Boban lasceranno casa Milan a fine stagione a meno che Elliott non decida di mandare via il proprio amministratore delegato.

Prima di proseguire oltre è bene ricordare perché il Milan si trova in questa situazione – ovvero perché nel 2011-12 la società non ha più avuto unità di intenti. Questo si è tradotto nelle stagioni 2012-13 e 2013-14 con una parte della società, quella commerciale, che remava contro l’altra – quella sportiva. Le interferenze della parte commerciale tramite anche alcuni giocatori che hanno fatto da cavallo di Troia hanno portato poi al fallimento della parte sportiva – ovvero non qualificarsi alla Champions League nella stagione 2013-14 con una rosa comunque assolutamente all’altezza della stessa. Da lì è esploso tutto, compresa la parte commerciale (vedasi Laura Masi) e Berlusconi ha deciso di vendere.

La vendita ha quindi portato ad una prima riduzione dei costi, vanificata con l’estate 2014-15 in cui prima si investì ma non si poté completare il progetto a causa di un mercato non sbagliato, ma incompleto (che ha comunque portato il più forte difensore e il più forte attaccante passati dal 2012 ad oggi, ovvero Romagnoli e Bacca). Sparito Mr. Bee si arriva al nuovo closing di nuovo in forte riduzione in termini di ammortamenti ed ingaggi al 30/6/2017.

Qua il secondo atto che ha condannato il Milan irrimediabilmente: rifondare una squadra che non doveva e non poteva essere rifondata. Stracciare l’accordo già fatto con la UEFA dalla precedente proprietà per fare un mercato spendendo 250 milioni per non migliorare la squadra. In un solo colpo si sono rovinati il bilancio con un buco enorme e i rapporti con Nyon quando l’unica cosa razionale da fare era puntellare e fare un SA come l’Inter. La voglia di accreditarsi con qualche tifoso rancoroso da reddito di cittadinanza per accrescere l’ego personale di qualche dirigente ha purtroppo creato la situazione attuale.

Si arriva quindi all’interregno di Scaroni (messo lì su consiglio della vecchia proprietà) in cui arriva Leonardo e Leonardo per arrivare detta le sue condizioni: guerra alla UEFA e portafogli abbondante. Questo dura finché l’attuale proprietà non mette il suo uomo e detta la sua linea. E sua linea è chiara: a regime il Milan deve andare verso l’autofinanziamento.

A fine stagione il Milan è quasi in Champions, nonostante un allenatore che remava contro dall’interno e che ci ha lasciato dei pessimi e tossici fan a cui auguriamo il peggio. Come già detto lo spartiacque è la qualificazione Champions: se si va in Champions per Elliott prevarrà la linea Leonardo – perché aumenteranno i ricavi, se non si va in Champions per Elliott prevarrà la linea Gazidis, perché il Milan non può più continuare a perdere tutti quei soldi in assenza di ricavi. Non si va in Champions League – prevale la linea Gazidis. Leonardo se ne va, Gattuso – che Gazidis vorrebbe riconfermare – lascia alla notizia che il Milan non ha intenzione di riscattare Bakayoko e vuole piazzare Suso e Donnarumma sul mercato. Il primo era stato piazzato a Lione ma saltò tutto per le pretese sull’ingaggio mentre il secondo fu dirottato a Parigi ma si fece troppo presto i conti senza Raiola e la Gobba. La seconda puntata andrà in onda in estate.

Tra Gazidis e il proprio progetto rimane un problema – Paolo Maldini. Gazidis sa benissimo che non può cacciarlo di punto in bianco, allora lo promuove dandogli più poteri, sperando si metta da parte o fallisca. Purtroppo Maldini non è stato in grado di fare un passo indietro e altrettanto purtroppo ha fallito allenatore e mercato. Intendiamoci: Giampaolo non è il male assoluto come è stato dipinto – semmai è stato errore della società non supportarlo con mercato adeguato al modulo oltre a prendere doppioni ove non servivano, lasciando ruoli scoperti (Conti + Calabria = 208) e carenze (il secondo miglior centrale ad oggi è Gabbia).

Per il resto la squadra ha avuto un po’ di fortuna e un po’ di effetto Ibrahimovic (che per la cronaca Maldini non voleva – è acquisto di Boban) che ha migliorato tutti i giocatori (e avrebbe migliorato anche Suso, se mantenuto). Finiti i tiri a culo di Calhanoglu (che per i servi della mirabellese è improvvisamente tornato il nuovo Iniesta, come se negli ultimi due anni avesse giocato qualcun altro con la 10) che entrano con 3 rimpalli (vedi Firenze, dove è tornato a tirare obliquamente e sbagliare tutto il possibile, tanto da far incazzare Ibra) e finito il buon momento di Rebic ci troviamo ad una realtà che non corrisponde alla solita realtà raccontata su Twitter dai tifosi dove Romagnoli (a proposito, grazie per il derby come sempre) è il nuovo Nesta, Bennacer è il nuovo Pirlo e compagnia bella: il solito settimo posto in classifica. Settimo posto in cui si capisce, tra l’altro, che facciamo ridere sportivamente anche fuori dal campo dove a livello di rispetto arbitrale valiamo meno dell’Hellas Verona e più o meno il Lecce. A livello sportivo sembra invece il solito copione di un buon gennaio/febbraio per poi avere il solito calo – tanto vale non illudersi più di tanto.

Tutto questo per arrivare a cosa? Al fatto che ad oggi Gazidis nonostante sia amministratore delegato non ha potuto fare il proprio progetto. Il sottoscritto non si fida né di Elliott, né di Gazidis e ritiene anzi l’allontanamento di tutti questi dal Milan (insieme a Maldini e Boban) la prima cosa da fare per tornare competitivi. Ma è anche vero che l’amministratore delegato in una azienda ha il sacrosanto diritto di dettare la linea a cui tutti i sottoposti devono adeguarsi. Il posto per chi dissente non è una intervista alla gazzetta dove piangere perché non si ha il budget del PSG ma le dimissioni. Il tutto dall’alto di un settimo posto in classifica senza esperienza dirigenziale alle spalle. Boban e Maldini si sono dimostrati dei pessimi dirigenti non per il posto in classifica che il Milan attualmente occupa grazie al loro progetto sportivo ma anche e soprattutto per aver dimostrato più volte di non sapere come comportarsi nel normale organigramma di una società, rispettando le decisioni di chi sta sopra.

Io non so se il progetto di Gazidis avrà succeso o no – anzi, ve lo dico: per me no. Ma rivendico il suo sacrosanto diritto di fare ciò che vuole, ciò per cui è lautamente pagato, di essere giudicato per questo ed eventualmente cacciato se ha fallito. Ad oggi Gazidis ha sicuramente fallito sulla parte commerciale dove oltre ai risultati contano i rapporti (vedasi la Juventus costretta all’autosponsorizzazione Jeep nonostante tutto) che lui non ha – mentre ha sicuramente avuto successo con la UEFA ottenendo un settlement quadriennale più lungo e morbido di quelli di Inter e Roma in cambio di una inutile partecipazione alla coppetta di serie B. A proposito di UEFA – ogni milanista dovrebbe fare il tifo per il Manchester City al TAS e per la libertà d’impresa garantita contro una elite che vuole rimanere chiusa impedendo ad altri di crescere.

Personalmente ritengo che l’obiettivo dell’autofinanziamento vada ragionevolmente perseguito, in primis per essere indipendenti da ogni proprietà. Il reale problema è perseguirlo aumentando i ricavi, cosa in cui l’attuale AD si è rivelato incapace. E’ altrettanto ovvio che i ricavi verranno quindi temporaneamente aumentati tramite plusvalenze, la prima su tutte quella di Donnarumma, e le spese tagliate sostituendo gli ingaggi più alti (su tutti quelli dei giocatori di Mirabelli) con giovani che prendono meno. Ci sono casi in Italia, su tutti la Lazio, che dimostrano che questo è possibile a patto di sporcarsi le mani nella maniera giusta con procuratori e palazzo.

Iniziamo quindi a normalizzare una società, con dirigenti che rispondono all’AD invece di fargli la guerra invece dei malati da protagonismo che abbiamo avuto negli ultimi anni. A Gazidis va per il momento il merito di perseguire la sua linea, senza corti di ruffiani o amici giornalisti o emittenti aperte per avere sostegno ad-hoc come qualcuno dei suoi predecessori e senza accrediti regalati a destra a manca agli amichetti. Se Gazidis dopo aver fatto il suo progetto sbaglierà, lo si rimuoverà come avviene in una società normale. Quello che non avviene in una società normale è avere gente che rema contro la vision dell’azienda, qualunque essa sia. Lasciamo agire Gazidis, lasciamo sbagliare Gazidis.

P.s. / 1 vorrei spendere due parole contro il comportamento vergognoso dei tifosi del Milan verso Cutrone. Lasciando stare i soliti servi di Rende che salutavano Borini in lacrime e si sono permessi di dire che lo han venduto perché scarso e non da Milan – quando sabato scorso ha spaccato una partita a loro favore in 10 vs 11 – mi sembra normalissimo che un giocatore qua fin dagli allievi possa avere un po’ di risentimento per come è stato trattato per essere sostituito dal primo Leao qualunque – a lui non superiore. D’altronde questo diventano i milanisti quando qualcuno ha speso anni a seminare odio contro qualunque cosa fosse lì da prima di aprile 2017 per tornaconto personale.

P.s. / 2 lasciando stare l’isteria generale in Italia per una influenza un po’ più contagiosa, non posso non constatare come il calcio italiano sia ormai cosa di una sola famiglia. Abbiamo assistito nell’andata delle semifinali ad una vergogna che mi ha ricordato molto Bologna-Juventus negli anni di Calciopoli, assistiamo ora a partite rinviate e a porte chiuse – anzi no aperte – a seconda dei bisogni di una squadra. Campionati bloccati perché non si può giocare senza pubblico altrimenti si devono restituire 5 milioni di incasso. Giornalisti e sistema subito a difenderla dopo partite come Milano e dopo le decisioni politiche. Questo calcio italiano ha bisogno di essere rifondato su regole certe, con facce nuove – possibilmente non italiane, trovando credibilità, insieme al sistema giornalistico colluso (seriamente, come si fa a dire che a Lione è rigore su Dybala senza vergognarsi?) e marchettaro che lo racconta ogni giorno, pronto a spalleggiarsi e difendersi vicendevolmente nelle nefandezze. La sensazione è che se scoppiasse domani una Calciopoli 2 nessuno di noi sarebbe realmente sorpreso.

P.s. / 3 Paquetà è un giocatore di talento e i giocatori di talento van tutelati. Col Torino è stato massacrato ma non ha giocato una partita peggiore di Calhanoglu a Firenze, per dire – o del 90% delle partite del turco. Per favore non facciamo l’errore di accantonarlo e cerchiamo di recuperarlo mentalmente dopo che è stato distrutto da Gianpaolo – è uno dei pochi che prova la giocata non banale anche a costo di sbagliare.

Diavolo1990

Posted by Diavolo1990

Amministratore, co-fondatore e capo-redattore del sito dalla sua fondazione.