Tra le notizie che non troverete nelle prime pagine dei quotidiani sportivi c’è sicuramente quella delle nuove intercettazioni riguardanti Andrea Agnelli ed i rapporti tra il presidente bianconero e la criminalità organizzata. In particolare, dopo una inchiesta insabbiata per mesi (ma di cui si sa già da agosto, con il suicidio di un addetto alla vendita dei biglietti) e ai primi spifferi è partita la macchina mediatica per dirci che Agnelli non sapeva niente. Addirittura domenica sera Massimo Mauro faceva passare l’idea che il presidente bianconero fosse stato deferito “perché ha venduto 150 biglietti anziché quattro” e “che le altre squadre fanno lo stesso“.

La linea da seguire era evidente: Agnelli non ha mai avuto rapporti con la mafia. E comunque non sapeva nulla. Mandato in prima linea l’avvocato Chiappero (un esperto, mentì anche nel processo doping) a spiegare che il presidente era una vittima e non poteva sapere nulla. Fino a ieri – quando è uscito questo articolo. Ora – non c’è bisogno che spieghi io la gravità della situazione: il fatto che Agnelli stesso parli di gente che uccide fa capire come avesse piena coscienza della situazione. E come per l’ennesima volta il pronto soccorso mediatico gli sia servito a spegnere prontamente il fuoco.

La gazzetta in edicola oggi: no, non è scherzi a parte

In un paese con un giornalismo libero stamani i giornali sportivi ne chiederebbero le dimissioni da presidente della Juventus e da qualsiasi altro incarico in seno ad exor. Ma il nostro giornalismo non è libero e ce ne rendiamo conto dagli articoli che ogni giorno escono a difendere prontamente la famiglia più potente d’Italia e le sue proprietà. Il fatto che non si sia nemmeno parlato della cosa è uno sfregio a chi di criminalità organizzata è morto e conferma quanto tutto questo mondo sia marcio fino al midollo. E’ inutile presentarsi in prima fila con giacca, cravatta e pistolotti commemorativi su Falcone, Borsellino e compagnia bella nelle occasioni di ricordo se poi il comportamento che si assume è quello di difesa dei propri azionisti, dei propri interessi e della propria squadra: così li si uccide tutti un’altra volta.

Ci si nasconderà probabilmente dietro il “lo fanno tutti” ma è anche vero che Galliani, Lotito e De Laurentis hanno più volte cercato di contrastare la criminalità in curva invece di assecondarla, finendo per questo boicottati e minacciati spacciando l’attacco al potere per critiche gestionali. Era forse meglio assecondare una curva per averla silente? Questione di coscienza personale che noi sentiamo di avere, altri evidentemente no. Da domani ricomincia il circo e vedremo giornalai-tesserati provare a delegittimare la commissione nazionale antimafia per gli interessi del loro potente, equiparare Rosy Bindi a Guido Rossi e così via. Questo è probabilmente un fatto ancora più grave della realtà stessa perché gioca nel modificarne la percezione ad uso e consumo del lettore così come ultimamente succede in politica con la linea populista e antigovernativa.

Da milanisti siamo orgogliosi di essere al settimo posto se il prezzo da pagare per il primato è essere come quella roba là. Se lo ricordino i finti sportivi che si nascondono tra i nostri tifosi elogiando e slinguazzando in ogni dove il modello gestionale bianconero. Si ricordino come sono arrivati lì tra scandali, stadi in saldo, giornalisti amici che ti pompano il valore dei giocatori e arbitri che ti aiutano nel momento del bisogno. E poi decidano se stare dalla parte del Milan o dei suoi nemici.

Diavolo1990

Posted by Diavolo1990

Amministratore, co-fondatore e capo-redattore del sito dalla sua fondazione.