La volta scorsa – credo giustamente – ho attribuito tutte le colpe e le responsabilità della sconfitta di Genova a Montella. Semplicemente perché non si celava alcuna ragione dietro le scelte iniziali della partita contro i rossoblù. Semplicemente perché, per le stesse (insensate) ragioni, il Milan aveva già rischiato di perdere la partita di San Siro contro il Sassuolo. Semplicemente perché non dobbiamo affrontare le partite col presupposto del “è meglio anzitutto non prenderle”.

Basta seguire, al sabato pomeriggio, un paio di partite della Liga o soprattutto della Premier League per rendersi conto della vera differenza tra il nostro campionato e gli altri (NB. non sono un hipster esterofilo, il tatticismo del nostro calcio è affascinante, per chi sa coglierne la bellezza, e se ad ogni partita volessi vedere 6/7 gol, andrei al campetto che ho di fronte casa, non guarderei certo Heracles-Heerenveen tutti i fine settimana; ma quello che si vuole rilevare è un dato evidente, un aspetto che poi, purtroppo, ci penalizza molto a livello europeo): fuori dall’Italia si gioca per vincere, da noi, sostanzialmente, si gioca per non perdere. E questo perché, senza voler essere retorici peggio di un Bendetto Croce qualsiasi, da noi il calcio sembra una cosa seria. Nelle sue migliori giornate (quindi non come ieri sera), il Barcellona – detto che in Italia non esiste una realtà come quella della squadra catalana – scende in campo per rifilare 3/4 gol nei primi 15 minuti al mal capitato Sporting Gijon di turno, mette in sicurezza la partita, la addormenta e poi, se è il caso, risparmia Messi, Suarez e Neymar agli avversari per il resto della partita. Da noi (vi prego, non pensiate che io stia facendo un vero e proprio confronto) Allegri lascia in panchina Higuain nella partita contro l’Inter (2-1 per i nerazzurri), Paulo Sousa lascia in panchina Kalinic dopo la doppietta di Cagliari (e fa 1-1 a Firenze contro il Crotone), Montella decide che è il momento di provare Luiz Adriano in attacco al posto di Niang (parziale primo tempo 1-3 Milan-Sassuolo) oppure decide che, in vista della fondamentale partita di San Siro contro l’armata biancoazzurra del Pescara, Abate e Suso debbano riposare (3-0, neanche scrivo le squadre tanto il ricordo è recente). Sono esempi un po’ a caso. Non c’è assolutamente niente di scientifico e di assoluto. Perché a volte anche il Barcellona sbaglia (per esempio contro l’Alaves al Camp Nou, guarda caso Iniesta, Suarez e Messi in panchina) e perché il livello delle nostre squadre – sia in positivo, che in negativo – non è paragonabile a quello delle squadra spagnole o inglesi. Ma la filosofia in campo, quella sì, si può paragonare e mettere a confronto, anche in modo improprio.*

Nonostante il passo falso di Genova, che speriamo resti tale in una annata costate, e nonostante manchi una eternità al termine del campionato (tanto che sarebbe sciocco fare previsioni, bilanci o azzardosi proclami), fino ad ora Montella, inaspettatamente, è riuscito a riportare il Milan lassù: al terzo posto in classifica, ad un punto dalla Roma di Spalletti e a cinque dalla Juventus di Acciughina Allegri. Dove devo firmare perché il campionato finisca così? A chi devo donare il mio rene destro perché le cose restino così fino alla trentottesima giornata di serie A?

Vincenzino non mi piaceva e continua a non piacermi adesso. Niente di personale (si dice sempre così, no?), ma credo al Milan serva altro, e lo dico nonostante l’appoggio incondizionato all’allenatore e nonostante i risultati mi stiano – più o meno chiaramente – smentendo.

Fino ad ora il grande merito (?) di Montella è stato quello di far punti contro le squadre con cui il Milan doveva far punti (anche se ci saremmo aspettati qualcosa di più contro Udinese e Genoa, segno evidente che ancora siamo una realtà in convalescenza). Potrà sembrare una banalità (lo è, in effetti), ma negli ultimi anni è mancato proprio questo. La frase più ricorrente, che ho ripetuto al termine delle partite dei ragazzi quest’anno, è stata “questa partita l’anno scorso non l’avremmo vinta”. Perché è proprio così.

Anche in una stagione critica, ci sono squadre contro cui devi far punti, quando sei il Milan. Questa sicurezza a noi è mancata per troppo tempo. E purtroppo non è detto che l’abbiamo di nuovo riacquistata.

L’idea è che il Milan ha vinto partita che poteva benissimo perdere o comunque non vincere (penso a Torino, Sampdoria, Sassuolo e Pescara) e ha perso partite che invece, avrebbe anche potuto vincere (penso a Udinese e, a suo modo, anche a quella contro il Napoli).

*Un confronto serio potrebbe, per esempio, prendere come termine di riferimento il Milan di Ancelotti: dal 2001 al 2009 tre finali di Champions (due vinte, l’altra onestamente non ricordo), una semifinale persa contro il Barcellona (poi campione d’Europa), due Supercoppe europee, un mondiale per club; eppure un solo scudetto vinto. Quando si dice avere una mentalità internazionale …

  1. Dopo il Pescara, il Milan affronterà Palermo, Empoli e Crotone (le ultime tre in classifica, piena zona retrocessione, le squadre che giocano il peggior calcio in serie A). In mezzo c’è il derby. Giusto per dire.
18maggio1994

Posted by 18maggio1994

Marco Pasquale Marchese. Nato a Palermo, classe 1993. Rossonero non per passione, ma per fede. Laureando in Giurisprudenza, anche se avrei voluto studiare Storia dell'Arte. Ma poi come avrei spiegato ai professori che una giocata di Van Basten vale quanto un quadro di Caravaggio ?

8 Comments

  1. Borgofosco

    Mah… seguo il calcio estero ed ho visto City-Barça senza entusiasmarmi più di tanto. Ricordo la grande lezione di calcio che il cosiddetto Milan ‘catenacciaro’ di Nereo Rocco impartì all’Ajax di Johan Cruyff. Quel Milan aveva avanti Hamrin, Lodetti, Sormani. Rivera e Prati. I ‘catenacciari’ italiani impartirono un’autentica lezione di calcio ai presuntuosi olandesi che volevano stracciare gli italiani ed invece vennero ‘asfaltati’ da Rivera&co. Peccato che l’età media di quell’attacco milanista fosse di circa trenta anni e non di 21 anni come quello degli olandesi. Invertendo l’età o parificandola per molto tempo, per quel Milan, non ce ne sarebbe stato per nessuno olandesi compresi. Rivera a 20 anni era uno spettacolo sublime da vedere a San Siro ed in quel Milan non ce ne era per nessuno anche sul piano della corsa oltre che della tecnica individuale. Sandro Mazzola giovane poteva valere Johan Cruyff (già ma Sandrino era italiano e noi da sempre siamo esterofili) Nel 1963 Milano era la capitale del calcio planetario cosa che, ad esempio, Amsterdam non è mai stata. Allora perché storci il naso e giudichi una squadra in piena evoluzione? Perché te la prendi con Vincenzino che non ha ancora fatto ben recepire il suo credo? Poi con il Pescara, per me, il Milan avrebbe vinto di goleada soltanto se avessero concesso al Milan quello che nei campionati esteri nemmeno si sognano di negare, un sacrosanto penalty e l’espulsione del difendente scorretto. Ci sono degli imbecilli che commentano alla moviola e non guardano che all’estero la stessa identica scorrettezza, commessa da Coda su Bacca, sarebbe costata al difendente il penalty più l’espulsione. Commentano e danno corda alla ‘razza padrona’ su una situazione al limite e molto discutibile. Una entrata a gamba tesa, sul portiere, fatta da un attaccante, con a fianco un comprimario partito in netto offside è una azione da ritenere irregolare così com’è stato fatto. I due che correvano per colpire la palla e quindi se uno partiva da posizione di offside l’azione era irregolare. Questo quasi sempre avviene in altri campionati all’estero. Allora siamo in Italia e teniamoci quel che abbiamo compresa la ‘razza padrona’ che da sempre è la rovina del calcio italiano. Dove sbagliamo? Se il motto di quella squadra, che dovrebbe stracciare l’Universo, è:-l’importante è vincere non importa come e non ci frega nulla di giocar male perché chi vuol vedere lo spettacolo va al Circo- allora come possiamo pretendere che si giochi bene al calcio se quel che conta, anche per chi vuol essere la squadra migliore, è soltanto il risultato? Allora come si può pretendere che in Italia si goda di uno spettacolo calcistico come quello che si vedeva, aggiornato al giorno d’oggi, ai tempi di Rivera e Mazzola? Come si può pretendere di gustare calcio se in Italia vengono consentiti falli violenti, cosiddetti tattici, blocchi ostruzionistici e ‘furbate’ come le simulazioni per fregare gli arbitri ed ottenere penalty(Calabria- Borja Valero oppure Gastaldello-Kalinic)etc? In contro altare non vengono sanzionate, con penalty ed espulsioni, falli come quelli commessi su Carlos Bacca che avrebbe insaccato a porta vuota sia contro l’Udinese che contro il Pescara se non fosse stato brutalizzato dai difendenti? Come si possono trovare tesi convergenti se si lascia la parola ad imbesuiti ex arbitri che giudicano, quelle chiarissime ostruzioni, da gol certi, sanzionabili soltanto con il giallo? Allora amico mio, c’è molto da cambiare nella nostra testa e soprattutto nella testa di chi regge le sorti del calcio italiano? La mia speranza è che Galliani possa dare un contributo a migliorare il nostro sistema calcio non soltanto sul piano economico finanziario derivante dai diritti economici sugli spettacoli calcistici ad un pubblico trq i quali i più competenti, grazie alle immagini televisive senza commenti interessati, hanno occhi per vedere e giudicare le azioni di gioco in modo autonomo sulla base dei regolamenti calcistici che non devono essere interpretati ma applicati.

    1. 18maggio1994

      Provo a rispondere a tutte le domande, chiaramente senza alcuna polemica, anzi, proprio con la voglia di discutere.
      1. Non giudico assolutamente la squadra in evoluzione. Si vede che stiamo crescendo, speriamo di continuare a crescere bene.
      2. Non me la prendo con Vincenzino o, quantomeno, non voglio prenderla con lui aprioristicamente. Pur non essendo il mio “sogno proibito”, ha il mio sostegno, come credo debbano fare tutti i tifosi. Critico certi “errori” senza essere catastrofista e apocalittico.
      3. Attenzione, come ho detto nell’editoriale, NON SONO e NON VOGLIO APPARIRE UN ESTEROFILO. Anzi! A me il tatticismo piace e anche quell’idea catenacciara di cui nel commento. Però fino a un certo punto. Quando una squadra più forte (sulla carta) incontra una squadra sfavorita (sulla carta) non credo che la prima debba scendere in campo col dogma del “prima non prenderle”. Altrimenti rischiamo di buttare via 45 o 60 minuti di gioco per dover recuperare alla fine. Contro i prossimi avversari (Palermo, Crotone ed Empoli) vorrei vedere un Milan un po’ meno prudente e più dominante (posto che comunque anche a me piace finire le partite con la rete inviolata!).

  2. Bravo Borgofosco!

  3. “Montella decide che è il momento di provare Luiz Adriano in attacco al posto di Niang (parziale primo tempo 1-3 Milan-Sassuolo)”
    no, il primo tempo col Sassuolo finì 1-1, il secondo con Niang 3-2, totale 4-3.
    Questo per la precisione e senza nulla togliere all’azzardo di schierare uno che nella vita ha sempre fatto il centravanti sulla fascia.

    1. 18maggio1994

      Hai ragione, spero si sia capito ugualmente quello che volevo dire.

  4. Se leggete questo commento comprenderete meglio alcuni miei precedenti interventi sullo stesso argomento .
    CALCIO
    Milan, e se il problema diventasse l’abbondanza?
    Mati Fernandez e Luca Antonelli sono prossimi al rientro e, quando torneranno in campo anche Bertolacci e Calabria, potrebbe profilarsi un’abbondanza di terzini e mediani fino ad oggi quasi impensabile. A Montella il compito di gestirla
    di MATTEO AIROLDI Ultimo aggiornamento: 2 novembre 2016
    Ecco perche’ non mi unisco al coro di coloro che invocano rinforzi a Gennaio, Vorrei vedere prima come si comporta la squadra al completo. A quel punto si vende, si compra….ma non si butta via il denaro.

    1. 18maggio1994

      Qualche ricambio serve anche perché la rosa “soffre” ancora di qualche elemento non proprio indispensabile.
      Mi dispiace dirlo perché quando scende in campo secondo me metto tanto impegno (forse troppo) ma Poli è una sciagura.
      Mi dispiace dirlo perché credo sia un eccellente professionista, ma Honda non rientra nei piani, soprattutto tattici, di Montella.
      Mi dispiace dirlo perché aveva cominciato benino ma ormai Luiz Adriano sembra un ex giocatore più altro.
      Chiaramente spero che questi, e un altro paio di elementi, comunque crescano, che ritrovino condizione e che si inseriscano, nel tempo, nel progetto di Montella. Ma al momento la coperta, al netto anche dei recuperi, mi sembra un po’ corta.

      1. E a livello di inutilità ci aggiungerei Ely e Vangioni. Senza contare che Sosa si è dimostrato, come era facile prevedere, una inutile e costosa zavorra.
        La coperta è corta eccome ed è bastato vedere cosa è successo quando a qualcuno di quelli affidabili è venuto un raffreddore o Montella ha provato ad alzare l’ingegno.

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