Credo (e spero) che abbiate tutti avuto la fortuna di vedere la partita della Nazionale contro la Spagna. E credo che tutti, se avete effettivamente avuto questa fortuna, abbiate goduto parecchio, un po’ come me, un po’ come tutti, nel vedere questa Italia battere questa (solita e insopportabile) Spagna. Magari loro non sono più quelli di qualche anno fa, magari sono in fase calante, magari il tiqui-taca è ormai una formula di gioco superata e, soprattutto, troppo nota per poter essere pericoloso. Ma poco importa. Nonostante tutto loro rimangano fortissimi e noi rimaniamo sempre un manipolo di giocatori proprio sopra la media dell’accettabilità. Ragion per cui possiamo dire di aver fatto l’impresa e di averlo fatto nel modo più bello: dominando il gioco per almeno sessanta minuti, prima che entrasse El Diez Tiago Motta e prima che i nostri, prevedibilmente, subissero un calo fisico considerevole ( per fortuna abbiamo in porta uno talmente bravo che anche quando la palla è dentro, si butta sempre per pararla, non si sa mai).

Ha fatto molto sorridere, nel senso più beffardo e dissacrante del verbo, l’improbabile giochino lanciato dalla trasmissione Il grande match (la trasmissione che si occupa del post partita delle gare europee; la trasmissione sportiva più brutta mai ideata dalla televisione italiana, considerando anche Ravezzani e quelle cose da tv regionale).L’idea, frutto evidente di qualcuno con un grande senso dell’umorismo o di qualcuno che, verosimilmente, non ne capisce proprio nulla di calcio, era quella di mettere a confronto ogni giocatore della formazione italiana con un altro giocatore della formazione spagnola. Buffon vs De Gea. Bonucci vs Sergio Ramos. Parolo vs Iniesta. Giaccherini vs Fabregas. E così via. Mancava solo il confronto tra Sophia Loren e Gina Lollobrigida, Coppi contro Bartali, pizza o gelato, Beatles o Rolling Stones, Alì vs Foreman, Batman contro Superman e soprattutto: vuoi più bene a mamma o a papà?

Un confronto così impostato è improponibile, oltre che superficiale e ridicolo. Come già detto, i giocatori spagnoli sono singolarmente quasi tutti più forti di quelli italiani (forse, l’unico a fare eccezione, è il solo Buffon). Anche perché, come ha fatto notare il povero Sacchi, sequestrato da Flavio Insinna, uno dei giocatori più forti della selezione italiana (e uno di quelli fino ad ora più decisivo), e cioè Bonucci, non si può nemmeno dire che sia più forte di Sergio Ramos, capitano del Real Madrid, e che, rispetto al difensore italiano, ha già vinto due Champions league.

L’intenzione non è quella di lanciare l’ennismo panegirico nei confronti di Antonio Conte, unico e vero grande artefice dei successi di questa Nazionale.

L’aspetto che mi preme rilevare è la prestazione dell’unico giocatore del Milan convocato dal ct italiano e proposto in campo da titolare contro la Spagna: Mattia De Sciglio.

De Sciglio è stato uno dei migliori in campo contro la Spagna. Nettamente. Ieri l’Equipe lo ha inserito nella formazione ideale degli ottavi. Attento e preciso in fase difensiva, propositivo in quella offensiva, dove ha persino addirittura azzeccato un paio di cross. Personalità e dinamismo, concentrazione e impeto, tutto a servizio della squadra. Un altro giocatore rispetto a quello visto negli ultimi tempi al Milan, dove, al contrario, è sempre stato senza alcun dubbio uno dei peggiori in campo. Disastroso dietro, nullo davanti. Si può ben dire che in una sola partita con la Nazionale, De Sciglio ha fatto tutto quello che non ha fatto nel Milan negli ultimi due anni. Un giocatore così, per noi, sarebbe non importante, bensì, fondamentale.

E allora? E allora forse questo chiarisce tante cose sul nostro presente e sul nostro passato recentissimo. I nostri giocano senza alcuna convinzione, senza alcuna determinazione. Impauriti, frustrati, insicuri. Giocano senza alcuna fiducia, in un ambiente spesso ostile nei loro confronti.

Quello che ha mostrato e dimostrato De Sciglio, fino ad ora, sotto la guida di Conte all’Europeo, dovrebbe far riflettere quanti continuano, stupidamente, a sostenere che il nostro più grande problema sia la mediocrità della nostra rosa. Poveri stolti, provo pena per voi.

Ah. E tra Sophia Loren e Gina Lollobrigida, scelgo Claudia Cardinale tutta la vita

Ps. Un mio amico madrileno, giornalista cinematografico, ha risposto ai miei beceri insulti (del tenore “Spagna merda” e “Fuori dai coglioni!” dicendomi “Sono contento in realtà che la Spagna abbia perso e che l’Italia abbia vinto. Almeno per la prima volta, da quando sei dotato di ragione, hai visto la tua nazionale vincere contro la mia”. Touché.

18maggio1994

Posted by 18maggio1994

Marco Pasquale Marchese. Nato a Palermo, classe 1993. Rossonero non per passione, ma per fede. Laureando in Giurisprudenza, anche se avrei voluto studiare Storia dell'Arte. Ma poi come avrei spiegato ai professori che una giocata di Van Basten vale quanto un quadro di Caravaggio ?