Non si tratta certamente di un concetto nuovo (anzi!), ma è sempre opportuno ripeterlo (più per conferire all’argomentazione una completezza logica che per la paura di sembrare incoerente). Sinisa Mihajlovic è stato giustamente – anche di recente – il primo e principale imputato per prestazioni negative e poco convincenti.  Soprattutto è stato (sempre giustamente) considerato come il primo e principale responsabile della mancanza di continuità di cui ha sofferto lungamente il Milan questa stagione. Gli evoluti hanno giustamente convenuto che il mercato di quest’anno era stato tutt’altro che mediocre e che la rosa, tenuto conto sia del valore intrinseco, sia del suo valore in relazione alle altre forze del campionato, era pacificamente una rosa da terzo posto (Romagnoli, Kucka e Bacca non saranno certo al livello di Murillo, Kondogbia e Jovetic però …). Adesso, in attuazione di una sorta di giustizia primitiva, è giusto il giudizio su Mihajlovic venga ribaltato e che quindi lo stesso venga considerato come il primo e principale artefice di questa apparente – ma ugualmente piacevole – rinascita rossonera.

È stato necessario il tempo di un intero girone di andata, però, finalmente e sia ringraziato iddio, abbiamo quantomeno una squadra. Abbandonata l’inutile e angosciante ricerca del trequartista, messa da parte l’idea del regista puro, recuperati determinati giocatori in determinate posizioni-chiave del campo, siamo approdati nel porto sicuro del vecchio e consolidato quattroquattrodue.

Il teatrino mediatico opportunamente apprezza il lavoro di Mihajlovic, sottolineando soprattutto come il disappunto verso alcuni giocatori (si scrive Montolivo, si legge Honda) si sia trasformato in un sincero apprezzamento. Merito del tecnico serbo che ha trasformato i proclami in risultati (il problema, infatti, era stato repentinamente segnalato e individuato fin dal lontano e torrido agosto: questa squadra manca e difetta di convinzione e di autostima).

L’impressione (neanche troppo vaga) è che tra la squadra di Pippo Inzaghi e quella di Sinisa Mihajlovic passi la stessa differenza che esiste Il Volo e gli Stadio. E non tanto perché questa sia una squadra di fenomeni (semicit.),  semplicemente perché questa è una squadra che gioca per il proprio allenatore e gioca per far bene. Pensate al primo gol contro il Genoa e alla palla recuperata da Honda: chi lo avrebbe fatto lo scorso anno? I fatti, in questo caso, parlano. E noi li lasciamo parlare.

Resta il fatto che Mihajlovic non è Capello, Donnarumma non è ancora Seba Rossi, Romagnoli non è Maldini, Montolivo è (e non sarà mai) Albertini, Bacca probabilmente non vale il miglior Weah. Questo Milan, insomma, non è invincibile e la trasferta al San Paolo insinua più di una paura.

Bisogna dar atto, però, che Sinisa ha costruito proprio un bel giocattolo.

Il problema, a questo punto, è chiaro, spaventoso nella sua semplicità: e se poi il giocattolo si rompe? Qualche segnale lo abbiamo già percepito contro l’Udinese (dove mancava Bonaventura, il vero epicentro del nostro gioco). Non a caso, inutile ricordarlo, non siamo riusciti a vincere quella partita. La rosa, così come la coperta, è corta, ma non si tratta di una questione esclusivamente numerica (d’altronde non abbiamo altri impegni rilevanti oltre al campionato). L’idea è che Mihajlovic abbia costruito un bel giocattolo artigianale, dove ogni ingranaggio è esattamente al suo posto, dove ogni pezzo è esattamente dove deve essere. Al tempo stesso però il giocattolo sembra essere realizzato soltanto con pezzi unici e originali, pezzi cioè che non hanno un ricambio (manca Bonaventura è il Milan è costretto a giocare con un giocatore inadatto e fuori ruolo, Kucka, al punto che per riprendere la partita bisogna cambiare modulo; si fa male Niang e non si sa chi possa o debba essere il compagno di reparto di Bacca, tra l’ingiustamente esodato Luiz Adriano, il non ancora pronto Menez e il microcefalo Balotelli).

Cosa resta da fare? Non resta che pregare. E sperare che nessuno si faccia male nelle prossime tredici partite.

Oppure augurarsi che Sinisa affini la sua tecnica di artigiano.

Ps. Su Balotelli, la scorsa settimana, sono stato (in un certo senso) profetico. Dal momento che non capita spesso, è il caso che, finché posso, me ne vanti. 

Posted by 18maggio1994

Marco Pasquale Marchese. Nato a Palermo, classe 1993. Rossonero non per passione, ma per fede. Laureando in Giurisprudenza, anche se avrei voluto studiare Storia dell'Arte. Ma poi come avrei spiegato ai professori che una giocata di Van Basten vale quanto un quadro di Caravaggio ?

10 Comments

  1. E io rilancio dicendo che al di là del risultato per me la partita con l’Udinese è stata la migliore delle ultime 4 dal punto di vista della prestazione.

    Inzaghi comunque non aveva Bacca, Romagnoli ed Alex e Montolivo in condizione. Non poco.

    1. Ma non aveva nemmeno una squadra da decimo posto. Inzaghi è stato (e rimarrà) uno dei giocatori che più ho amato per tante ragioni (ho sempre giocato a calcio indossando la sua maglia, non a caso). Ma come allenatore penso che rimarrà purtroppo nella storia come uno dei peggiore dell’era Berlusconi. Purtroppo per lui e per noi.

      1. Non boccio un allenatore inesperto dal primo anno. Se è per questo nemmeno Mihajlovi? ha una rosa da sesto posto come è comodo far credere

        1. Con me lo sai che su questo punto sfondi una porta aperta. Con un allenatore già “pronto” a inizio stagione, questa squadra avrebbe fatto sicuramente molto molto meglio. Non dico lottare per lo scudetto (un po’ un’utopia ora come ora, considerando che la Juventus ha un organico che fa paura e che il Napoli è allenato davvero molto bene da Sarri), ma il terzo posto sarebbe stato un obiettivo comodo e minimo. Le cose purtroppo sono andate diversamente e abbiamo perso per strada una marea di punti. Quello che Mihajlovic sta dando in più rispetto ad Inzaghi è la parvenza di una crescita. Con Pippo purtroppo siamo stati mediocri tutta la stagione (a parte il fuoco di paglia iniziale che aveva illuso anche me). Giustamente tu parli anche di esperienza, che è un dato da tenere in considerazione. Diciamo allora – come è giusto che sia – che aspettiamo il finale di stagione per esaltare o meno il lavoro del serbo. Mi auguro che a fine stagione ci ritroveremo qui a commentare una bella rimonta.

  2. Pippo…Pippo mio…. stramerita il posto che ha conquistato nell’Olimpo Rossonero. Come allenatore avevo(meglio dire avevamo io e chi mi sta vicino) parecchi dubbi già ai tempi della Primavera quando non riuscì a vincere il campionato pur avendo la squadra giovanile più forte di tutte le altre. Poi vinse il Viareggio(monumento a Petagna)e credemmo che Pippo poteva essere maturo per la prima squadra. Errore madornale! Mihajlovic(ora per me è Milanovic) spesso lo ho accostato a Nereo Rocco. Il Paron con gli scarti di altri e vecchi campioni, al crepuscolo della carriera, costruì una squadra che in tre anni vinse tutto battendo persino gli arbitri nella finale intercontinentale, in argentina, con l’Estudiantes. Quanto sia importante un grande allenatore lo sanno bene proprio le squadre cosiddette artigianali qual’era sempre stato il Milan prima dell’avvento di Silvio Berlusconi. Devo dire che questo, sul Milan, non era un pensiero originale ma un credo che era largamente temuto e condiviso da Gianni Agnelli. Infatti anche allora come oggi( a meno che non arrivino i finanziamenti cinesi)il Milan vinceva grazie alla perfetta organizzazione societaria e per un largo periodo grazie ad un signore che giocava al calcio per dono di Dio: Gianni Rivera. Ora a questo Milan se manca qualcosa manca proprio un Rivera. Non credo che nessuna altro giocatore, ad eccezione di Pelè e Maradona, abbiano mai significativamente dato, come l’alessandrino, il nome ad una epoca della squadra di appartenenza. Questo è un Milan artigianale costruito sapientemente da un vecchio marpione qual’è sempre stato Adriano Galliani. Abbiamo trovato un nuovo Nereo Rocco? Forse si e bisogna anche ricordare che il predecessore di Rocco, Gipo Viani grandissimo operatore calcistico ed allenatore, era stato un giocatore dell’altra squadra di Milano. Infatti i milanisti dell’epoca non videro di buon occhio l’arrivo di un ex interista sulla panca del Milan. I risultati cancellarono questa ostilità e quel Milan, che aveva un presidente figlio di Angelo il tipografo operaio che ha costruito l’impero editoriale Rizzoli, riuscì persino a contrastare la forza economica della società delle automobili di Torino. Angelo Rizzoli un ex operaio…un popolano…un Rossonero. Ora questo Milan, nonostante Silvio Berlusconi, per me è frenato dalla sua famiglia nelle spese folli per il Milan,assomiglia di più al Milan post Andrea Rizzoli che non a quello del primo Silvio Berlusconi. Allora largo ai giovani(Donnarumma già lo vogliono tutti i più ricchi club planetari e altri giovanotti del vivaio saranno destinati a conquistare i mercati calcistici del pianeta(basta evitare errori grossolani come quello compiuto con Pierre Emerick Aubameyang) La dimensione del Milan attuale è questa. Va bene così. Ma il Milan tornerà, nel bene o nel male, a stupire il mondo… è nel suo dna. Mihajlovic come Viani con somiglianza a Rocco? A me sembra così! Una cosa è certa… come Sinisa ha cominciato a ‘milanistizzarsi’..ecco…i risultati sono venuti e lunedì sera potrebbero anche rivelarsi sorprendenti!

  3. Rimango sempre dell’idea che una squadra prima dei giocatori e prima dell’allenatore nasce dentro la testa, l’organizzazione e le capacità di una società. Nessuno potrà mai togliermelo dalla testa, perchè è una verità inconfutabile. Si incomincia a vincere prima nella testa e nelle capacità (oltre che economiche) del presidente. Queste cose prima di me le hanno dette tutti grandi allenatori. Sacchi ha sempre detto che senza Berlusconi quel Milan non avrebbe fatto quello che ha fatto.
    Purtroppo guardate la Juventus. Ha attraversato anni disastrosi perchè aveva i vertici della società allo sbando. Quando ha trovato certezze ha rincominciato a vincere, purtroppo in maniera devastante.
    Sono troppi anni che diamo le colpe agli allenatori di turno (qualcuno scelto proprio male, come Leonardo e Inzaghi), ci stiamo zamparinizzando. Se il Milan attraversa questa crisi profonda (perchè è profonda) è perchè ha smarrito lucidità in Berlusconi e Galliani. Non ci sono più i fondi di prima? Si cambia in qualche maniera programmazione, non si va avanti come prima pensando di essere grandi quando grande non lo sei più. Ma di programmazione non ne ho vista se non l’andare avanti a vista, vivendo alla giornata. Tanto il capro espiatorio è sempre pronto lì, seduto in panchina.

    1. Purtroppo guardate la Juventus. Ha attraversato anni disastrosi perchè aveva i vertici della società allo sbando. Quando ha trovato certezze ha rincominciato a vincere, purtroppo in maniera devastante.

      Basta con questa storia. Il cambiamento è avvenuto con Conte. I vertici sono sempre quelli che un anno prima erano arrivati settimi.

      Inoltre una società, quando smobilita, non dice che lo fa. Se il Milan attraversa questa crisi (quale?) profonda (dove?) è perché per tre anni non si è investito a dovere, a partire dall’allenatore che è il capo del progetto tecnico.

      E si deve SEMPRE pensare di essere grandi, altrimenti non vai da nessuna parte. Se ad inizio anno Berlusconi mi dice che puntiamo a vivacchiare e ad andare in El io chiudo il blog e mi dedico ad altro, perché vuol dire che è la fine.

      1. Se è per questo anche il primo Milan di Berlusconi arrivo quindo a pari merito con la Samp.
        Quale crisi? I risultati. Fortunatamente nel calcio parlano i risultati. Dal 1986 al 2007 (21 anni), 27 trofei raggiunti 13 in Italia e 14 in campo internazionale. Dal 2008 ad oggi 1 campionato e 1 supercoppa italiana.
        Tu come lo chiami? Periodo di transizione? Ci sono stati periodi di transizione, ma sono durati 2 o tre anni e mai a questi livelli di inferiorità tecnica (non tattica).
        Certo che bisogna sempre pensare di essere grandi, ma quando hai la potenzialità di poterlo essere. Qua ci sono solo rimaste le parole e, mi dispiace, ma il deserto di San Siro alla domenica parla più di ogni altra cosa. E guarda che se San Siro è deserto non è perché non ci vanno quei cretini che chiamano il Milan il Giannino. San Siro è deserto perché il tifoso normale, con suo figlio e la sua signora preferiscono alla domenica o al sabato sera fare qualcos’altro. E’ questa la tristezza. E’ questo il magone che non riesci a mandare giù. Non c’è più il nostro Milan. Non c’è più una società. Sono rimasti solo due vecchietti, uno più dell’altro, senza futuro e senza entusiasmo. Quello che avevano lo hanno dato: molto e bene. Ma non c’è ne più.
        Ho un figlio di 16 anni che stoicamente tifa e crede in questi colori. Gli ho trasmesso io la passione ed è cresciuto con la convinzione che il Milan è una grande squadra. Ma soffre, non sai quanto, a tal punto che spesso non riesce a vederla una partita perché non vuole stare male. Questo è il tifo caro giovane e un po’ fighetto diavolino. Passione, sofferenza, sudore, gioia e speranza. E quando Berlusconi (non lo dirà mai) si accontenterà di un piazzamento (lo sta già facendo), non chiudere il blog, chiedigli di trovare chi possa fare (non meglio, è impossibile) qualcosa per il Milan del futuro. Questo è l’ultimo grande, importante e difficile compito che dovrebbe porsi. E ricordati che il Milan non è nato nè finisce con Berlusconi.

        1. Il deserto di San Siro è dovuto in primis ai seminatori professionisti di malcontento. In secondo luogo ai prezzi alti. Ci sono stati team peggiori con più pubblico. Il Milan non è nato con Berlusconi ma è diventato il MILAN grazie a Berlusconi altrimenti oggi saremmo pari all’Inter

  4. Cosa succede? Mi sembra di leggere i due commenti che precedono come se le firrme fossero al contrario! Qualche sortilegio vi ha scambiato la personalita?!

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