Il sesto posto conseguito dal Milan finora, con un discreto (anche se non rassicurante) margine sulle inseguitrici, è il piazzamento da mantenere assolutamente se si vuole andare in Europa.

Pensare di perdere in casa 0-2, 1-2 e via dicendo dall’Alessandria in Coppa non è impossibile, certo, ma se si vuole puntare in alto non bisognera fare neanche questo tipo di discorsi. Massimo 3-4 cambi alla formazione titolare, giocare come si sa e portare a casa la finale. Più complicato il discorso in campionato: solo 2 centrali “titolari” e pochi ricambi sugli esterni non sono un bel viatico per una squadra che giocherà ancora 16 partite, se tutto va bene. Per ora il 4-4-2 funziona e in questa stagione sei risultati utili consecutivi il Milan non li aveva mai ottenuti finora, ma Inter e Fiorentina -in difficoltà, e ora pure con gli scontri diretti a favore nostro o comunque in parità- sono ancora 5 e 6 punti sopra.

Il calendario di febbraio ci metterà di fronte a Genoa, Napoli e Torino, e il 1° marzo il ritorno di Coppa con l’Alessandria. Tre squadre storicamente ostiche, anche se è proprio contro le “medie” come il Toro che il Milan si è comportato meglio; il Genoa ci è costato 3 punti all’andata, il Napoli è stato protagonista del punto più basso del Milan di Mihajlovic, quello 0-4 che fece accantonare il vecchio modulo al tecnico serbo. L’incognita sarà la condizione dei vari Menez, Luiz Adriano e Balotelli: come per gli esterni la coppia Bacca-Niang non può certo giocare tutte e 16 le partite e inevitabilmente i gol soprattutto del francese e del brasiliano ci vogliono. Il derby ha restituito fiducia, comunque, e anche con l’Udinese è stato un pareggio molto diverso da quelli con Atalanta e Carpi. Per quanto visto, però, il sesto posto sta strettino a una squadra che nel giro di due scontri diretti ha dimezzato lo svantaggio sulla zona CL.

piterdabrescia

Posted by piterdabrescia

Editorialista da settembre 2012, vice-direttore e curatore delle rubriche "Destinazione" da ottobre 2014