Forse il Signore Bambino Gesù deve aver saputo che sul comodino tengo il Manifesto del Partito Comunista (e non la Bibbia) e per questo non ha ascoltato la mia preghiera di fine anno. Così l’anno nuovo è iniziato nel peggiore dei modi. Anno nuovo, stesso poverissimo Milan. Un’altra sconfitta, in casa, contro il Bologna di Donadoni. Cos’altro possiamo dirci che non ci siamo già detti? E’ un’altra sconfitta, l’ennesima di questa stagione (mi evito e vi evito anche l’imbarazzo di andare a vedere quante siano effettivamente). Un’altra sconfitta a San Siro, ma ormai possiamo dire tranquillamente che il fattore campo, per noi, non conta più. E non conta nemmeno il valore dell’avversario. Non importa infatti che si tratti di una squadra con un organico migliore o con una posizione di classifica peggiore rispetto alla nostra. Il Milan quest’anno perde (e perde punti) con tutti, belli e brutti, regalando gioie con lo stessa benevolenza con cui la Caritas offre il pranzo di Natale ai meno fortunati. E, fino ad ora, la stagione è pessima, esattamente come quella passata.

In realtà, sotto la tristezza, resterebbe ancora qualcosa di positivo. Ma la paura è che si tratti di un’altra illusione fine a se stessa.  E’ la stessa sensazione che si può provare ammirando una bellissima casa, una di quelle a due piani, col tetto spiovente rosso, il porticato in legno all’ingresso, il giardino tutto attorno. L’altalena, la casetta sull’albero, la cuccia del piccolo Bob. E’ la stessa sensazione che si può provare ammirando una bellissima così, costruita in Texas o in Louisiana. Sai che, prima o poi, arriverà un uragano. E si porterà via anche la cuccia e pure il piccolo Bob, oltre, chiaramente, al resto.

C’è un’altra paura di fondo. La paura che ormai si faccia una figura da due soldi, cercando sempre e comunque di restare razionali e ragionevoli, cercando sempre e comunque di voler trovare qualcosa di positivo sotto le macerie dell’ennesimo tornado. Per adesso Mihajlovic resta un Pippo Inzaghi qualunque, senza cappellino e con un po’ di autostima in più (ma anche quella mi è sembrato che, dopo il Bologna, stia venendo meno). L’idea, anzi, è che proprio Mihajlovic stia ostacolando (o quantomeno ritardando) la crescita di una squadra che vuole, chiede ed ha bisogno, anzitutto, di certezza.

Ieri sera ho letto un’opinione che si avvicina moltissimo a quello che penso e che ho già scritto più volte.

Basta rivedere Milan-Empoli, del 29 agosto 2015. Al sedicesimo minuto del primo tempo Luiz Adriano prende palla nella nostra metà campo e lancia Bacca, con un pallone filtrante tra due avversari. Bacca li supera entrambi in velocità, corre dritto verso il portiere ed è gol. Poi pareggia Saponara, come nelle sceneggiature più scontate. L’Empoli fa quello che vuole (già allora il fattore campo non contava) fino a quando un calcio d’angolo di Bonaventura finisce sulla testa capelluta di Luiz Adriano e il Milan vince. Sul piano del gioco una delle peggiori partite dell’anno, sul piano del risultato una delle poche da salvare. Una vittoria quasi manciniana, oserei dire. Prima di quella partita la sconfitta contro la Fiorentina, dopo la sconfitta nel derby (rivedetevi anche il derby se volete conoscere il significato di vittoria manciniana). In mezzo la consapevolezza di avere (finalmente) due grandi attaccanti (e non il solo e solitario Menez della stagione passata) capaci di salvare una partita complicata, capaci di far vincere immeritatamente (o mancinianamente) il Milan. Ed io, onestamente, tra gioco e vittorie, ho sempre preferito le vittorie.

Da quel Milan-Empoli Bacca ha giocato più o meno sempre, realizzando 8 gol (uno in meno di Dybala), con una media tra tiri/palloni toccati/ gol spaventosa. Luiz Adriano, invece, è stato un po’ inspiegabilmente relegato a giocatore da utilizzare negli ultimi venti minuti. A questo punto le domande fondamentali dell’esistenza restano tre: chi ha ucciso Laura Palmer (ma questo lo sappiamo), chi ha incastrato Roger Rabbit (e anche questo lo sappiamo) e chi ha ucciso (o incastrato) Luiz Adriano.

Al Milan, a questo povero Milan, manca continuità e lo sappiamo benissimo. Altrimenti avremmo visto diciotto partite come Lazio-Milan o Milan-Sampdoria. L’idea di fondo è che Mihajlovic questo non lo abbia capito. Perché, se così fosse, avremmo rivisto ancora Bacca-Luiz Adriano, al di là di quello che scrivevano (e continuano a scrivere) i giornali. Perché, se così fosse, non continueremmo a vedere formazioni sperimentali.

Ps. Quel che resta di positivo in questa stagione disperata per adesso lo tengo per me.

18maggio1994

Posted by 18maggio1994

Marco Pasquale Marchese. Nato a Palermo, classe 1993. Rossonero non per passione, ma per fede. Laureando in Giurisprudenza, anche se avrei voluto studiare Storia dell'Arte. Ma poi come avrei spiegato ai professori che una giocata di Van Basten vale quanto un quadro di Caravaggio ?