Il gioco, da un punto di vista ontologico, si fonda sull’esistenza di regole che tutti devono conoscere e rispettare (un po’ come il processo, senza voler ridicolizzare una testi tanto profonda quanto discussa che procede da Huizinga a Calamandrei). Per questo non vi è gioco, se non ci sono regole conosciute, accettate e rispettate da tutti (e lo stesso vale per il processo). Un gioco in cui uno dei partecipanti non rispetta le regole è un gioco non divertente, che non assolve alla sua funzione di attività, appunto, ludica  (un processo nel quale taluno dei contendenti non rispetta le regole è, invece, un processo ingiusto).  Senza voler ridicolizzare secoli di discussione Altrimenti il gioco non sarebbe divertente (e il processo sarebbe ingiusto). Ed è proprio per questa ragione che nel gioco (così come nel processo) c’è quasi sempre un arbitro, una figura imparziale cioè che deve verificare e vigilare sui partecipanti del gioco (o sui contendenti di un processo) affinché questi si comportino secondo le regole, senza barare.

Il Milan, nella partita contro il Carpi, ha subito (almeno) un torto molto evidente. Questo non è un gioco.  Ma, detto tra noi e detto con onestà e sincerità, gridare in questo circostanza alla scandalo mi sembra riduttivo, fuorviante, pretestuoso e anche un po’ ridicolo.

Una piccola premessa, nell’era dell’immediatezza (e quindi del fraintendimento) è sempre necessaria. In questo caso, se si può, lo è ancora di più. In questo blog io sono e mi sento un ospite. Un ospite ben accolto, sia chiaro. Ho la possibilità di pubblicare, e quindi di rendere accessibile a molti, un parere che altrimenti rimarrebbe confinato nella mia quotidianità. Sono e resto grato per questa possibilità. Da parte mia non c’è quindi in alcun modo la volontà di abusare dello spazio (e della visibilità che mi viene gentilmente concessa), né la sfrontatezza di essere un ingrato. Tuttavia, l’ho scritto e lo ripeterò sempre con un pizzico di sano orgoglio, questo blog non ha una linea editoriale da seguire. Chi non è d’accordo può scrivere ciò che vuole e può farlo sapere. E io, nella fattispecie, non sono d’accordo con alcuni degli editoriali pubblicati ultimamente.

Dopo il pareggio contro il Carpi, è stato pubblicato un pensiero che temevo (ma anche, utilitaristicamente, speravo) venisse pubblicato: derubati un’altra volta.

Durante una (più o meno lunga) stagione può capitare un banale inciampo, un intoppo. Può capitare in un campo ostico o in un campo sulla carta agevolissimo. Può capitare che il Frosinone pareggi a Torino contro la Juventus, per esempio. Può capitare che il Bologna vinca contro il Napoli di Sarri-Higuain. Può capitare che l’Inter ne prenda 4 dalla Fiorentina a San Siro e può capitare che il Milan ne prenda 4 dal Napoli, sempre a San Siro. Tutto può succedere (per citare un brutto film con Jack Nicholson e Diane Keaton), quando si gioca ad armi pari. Tutto può succedere proprio perché, almeno dal punto di vista delle regole, si gioca ad armi pari. Può capitare addirittura che il Milan perda contro il Carpi. Può capitare anche che il Milan, nella stessa settimana, perda prima contro il Crotone e poi contro il Carpi. Può capitare. L’importante è che restino un’infelice eccezione. Siamo il Milan, signori. E col Piacenza già in B, perdiamo soltanto se dobbiamo schierare le riserve in vista della finale di Champions.

Ma, nella stagione del Milan, partite come quella contro il Carpi, dovremmo averlo già capito, non sono un’eccezione. L’Atalanta ci ha schiacciati a San Siro, il Genoa ci ha battuto tirando una sola volta in porta. Il Torino ha rimontato una partita che dovevamo vincere. Contro la Juventus non abbiamo giocato. Ogni partita, lo so bene, ha la sua storia. Infinite circostanze che vanno analizzate e contestualizzate nel loro momento. Lo so bene, anzi, benissimo. Ma l’insieme di tutte queste storie, l’insieme di tutte queste circostanze, l’insieme di tutti questi infiniti elementi dà l’idea di unica storia, l’idea di una squadra, del suo cammino, di quello che può fare. E dopo il Carpi mi sono purtroppo arreso all’idea che il Milan, questo Milan, è una squadretta. Né più, né meno.

Non sto scendendo dal carro (se mai ci fosse una carretta, questo è un argomento da discutere). Semplicemente sto dichiarando, per quanto possa importare, che da adesso in poi – con un ritardo forse di 5-6 anni – guarderò le partite del Milan con un occhio diverso. Non siamo una grande squadra. Lo siamo stati, non c’è dubbio. Siamo stati la più grande squadra, probabilmente, ma adesso siamo una squadra da 0-0 in casa col Carpi. Una squadra che, pur di vincere con una squadra che non ha mai giocato prima d’ora in serie A, deve reclamare un rigore.

Non sto scendendo dal carro. Aspetto che il Milan torni ad essere il Milan, ma nel frattempo ho smesso di illudermi. Siamo una squadretta. Non voglio più stare né dall’una, né dall’altra parte delle barricate.

18maggio1994

Posted by 18maggio1994

Marco Pasquale Marchese. Nato a Palermo, classe 1993. Rossonero non per passione, ma per fede. Laureando in Giurisprudenza, anche se avrei voluto studiare Storia dell'Arte. Ma poi come avrei spiegato ai professori che una giocata di Van Basten vale quanto un quadro di Caravaggio ?