Tornare a parlare di calcio in uno dei weekend più tormentati e tragici della storia recente non è facile, anzi è terribilmente difficile. Tutto è passato in secondo piano, perché terribilmente futile davanti a così tanta crudeltà. Ma bisogna tornare alla normalità, e per questo cerco comunque di buttar giù qualcosa.

È stata cancellata dalla memoria la brutta partita dell’Italia di Conte contro il Belgio, con annessa sconfitta. Pochi ne hanno memoria, e da un lato è stata una fortuna per un tecnico che raramente annota sconfitte sul suo taccuino. Difesa pessima, gioco da dimenticare e attacco poco incisivo: un passo falso in piena regola insomma, che andrà tenuto bene a mente per il futuro, se si vuole puntare a risultati importanti.

In tutto ciò il Milan è a lavoro, cercando di porre basi importanti in attesa del big match contro la Juve. Abbiamo parlato a lungo dei punti di forza e di debolezza della nostra squadra, e continuare con le solite minestre non lo trovo opportuno.  È importante piuttosto porre un po’ di attenzione su un ruolo che, almeno io, ho stentato a prendere in esame in modo importante, ovvero quello dei terzini.

I problemi importanti in altre zone del campo hanno portato a dimenticare, almeno in apparenza, il fondamentale apporto degli esterni bassi di difesa. Gli ultimi anni non sono stati felicissimi, per quelle zone di campo, e anche quest’anno le cose non sono così rosee come si potrebbe sperare. Tre giocatori per due ruoli, fondamentalmente, con il solo Antonelli a dare certezze rispetto agli altri due, sempre in ballo, sempre in difficoltà. Abate, ancora alle prese con infortuni di vario genere, non sembra possa offrire quella continuità che il ruolo necessita, specie perché il fisico non è più quello di un tempo e per un giocatore che deve fare la fascia per decine di volte la differenza si sente.  De Sciglio, al contrario, ha dalla sua la giovane età, la freschezza atletica, ma pecca di ingenuità. Tanti i suoi errori fino a qui, anche se Mihajlovic sta tentando in tutti i modi di dargli continuità e sicurezze, cercando di tirar fuori il vero talento che è dentro di lui. In un 4-3-3, d’altronde, gli esterni sono di fondamentale importanza, sia quelli di attacco che di difesa, ed è imprescindibile un loro miglioramento per un squadra che voglia tornare in alto. Seppur giovane, Mattia non ha più tempo per appellarsi all’immaturità o alla poca esperienza; i suoi limiti sono a livello mentale, per come la vedo io, e dovrebbe magari prendere spunto dal suo giovanissimo compagno Donnarumma: ancor più piccolo, ma con personalità da vendere e una sicurezza invidiabile.

Ci vuole un processo di crescita, da parte dei singoli come da parte del gruppo. La responsabilità di tutto ciò è nelle mani del mister, che in questo momento mi sembra l’uomo più adatto a gestire un cambiamento radicale come questo. Uno dei test decisivi si avvicina, e sarà un esame da non fallire per non vanificare tutto ciò che è stato fatto fino ad ora.

Nicco

Posted by Nicco

Editorialista del blog. Responsabile degli approfondimenti sulla squadra immediatamente successivi alle gare italiane.