“Ha fatto bene in entrambe le gare. Qualcuno quando è arrivato Kucka non era contento, prendere un giocatore del genere per tre milioni, non ce ne sono altri al mondo. Non è detto che uno debba costare 20 milioni per essere bravo. Lo stesso Balotelli si sta allenando bene ed è venuto gratis. Magari i tifosi possono aspettarsi Witsel ma non è così funzionale al gioco come Kucka. Bisogna dare atto al lavoro del dottor Galliani in questo”.                           Parola e musica di Sinisa Mihajlovic (al termine della partita contro il Palermo).

Le raccomandazioni delle care maestre delle scuole elementari, sul comportamento composto da tenere in caso di incendio o di terremoto, me le porto dentro da un po’ di anni. Forse perché mi hanno sempre colpito nella loro ingenua banalità. Forse perché non mi sono mai realmente servite. Le raccomandazioni delle care maestre delle scuole elementari, soprattutto prima di un’esercitazione a sorpresa (che non era mai veramente a sorpresa), erano sempre le stesse, ed erano sempre ingenuamente banali: in caso di incendio, o di terremoto, non fatevi prendere dal panico, ma uscite ordinatamente dalla classe, con l’aprifila assegnato che esce per primo, e il chiudifila che esce per ultimo; quest’ultimo può lasciare la classe solo dopo aver controllato che in classe non sia rimasto nessuno ferito; non portate nulla con voi, assicuratevi di tenere per mano il vostro compagno di banco e raggiungete, sempre in modo ordinato, il punto di raccolta fuori dall’edificio. Ho sempre ascoltato distrattamente questi consigli, pensando che se ci fosse stato realmente un incendio o un terremoto, nessuno avrebbe rispettato una sola di quelle raccomandazioni. Sono sempre rimasto della convinzione che, in caso di vero pericolo, tutti si sarebbero immediatamente alzati dal loro posto (anche in caso di terremoto), precipitandosi contro la porta. Aprifila? Chiudifila? Macché. Ho sempre immaginato il ragazzo dell’ultimo bianco che scappa per primo, fregandosene di tutto e tutti. Ho sempre immaginato che la ragazzina precisina non avrebbe mai lasciato il suo diario di Barbie in classe (oggi nessun bambino abbandonerebbe il proprio iPhone sotto il banco). Ho sempre immaginato che, se fosse stato possibile e necessario, qualcuno sarebbe addirittura saltato dalla finestra. E che se fosse rimasto qualche ferito a terra, magari schiacchiato sotto un pezzo di tetto, non sarebbe importato nulla a nessuno.

Inumanità? Sì. Mancanza di sangue freddo? Certamente (e vorrei anche vedere). Panico? Sì, tanto. Soprattutto panico collettivo. Il panico generato dalla reazione degli altri. Il panico generato e alimentato dal panico degli altri. Perché stai urlando? Perché tutti urlano e si disperano. 

Ecco, credo che quando improvvisamente (e senza preavviso) il mercato del Milan è cambiato – passando dall’idea Witsel e dalla speranza Ibra alla trattativa-lampo con l’amico Preziosi per Kucka e al ritorno, non troppo gradito (certi amori non finiscono e bla bla bla), del vecchio intemperante Mario Balotelli (l’assistito di Mino Raiola, per intenderci)– si sia manifestato, tra i tifosi del Milan, un classico esempio di panico collettivo. Un esempio che fa scuola. Voglio immediatamente chiarire due punti (che spero di definire bene fin da ora, per evitare facili fraintendimenti): anzitutto una svolta (negativa e quanto improvvisa) nel mercato del Milan c’è stata. E di questo non ne sono felice. Avrei voluto Ibra, avrei voluto un grande centrocampista di qualità, avrei voluto anche Cristiano Ronaldo, se mi avessero raccontato un interessamento della società per il giocatore portoghese, e soprattutto se mi avessero fatto credere che vi erano i presupposti economici per l’operazione. In secondo luogo, non voglio commettere l’errore di esaltarmi per un inizio di campionato discreto. L’ho fatto l’anno scorso, ed è un errore che mi ha segnato. L’ho fatto l’anno scorso e forse è stata una fortuna: perché non lo farò mai più (cavolo, l’anno scorso di questi tempi parlavo bene di Honda …).

Resta il fatto che sono manchevole della lungimiranza del Divo Giulio. E l’archivio privato segreto non ce l’ho. Altrimenti ora potrei ripescare tutti i commenti – anche violenti – sul ritorno di Balotelli e soprattutto sull’arrivo inatteso di Kucka. Nessuno, e dico nessuno, che si fosse fermato a dire che in fondo, anche se rappresentavano un’involuzione rispetto alle idee e ai sogni, si trattava comunque di due buoni giocatori che avrebbero potuto dare un apporto considerevole alla squadra. Nessuno. Panico collettivo. Aiuto. Non ci sono i soldi, falliremo. Balotelli rappresenterà un problema. Kucka non gioca nemmeno nel Genoa e lo vogliono in Turchia. Aiuto. Aiuto. A fuoco. 

Oggi il giudizio è cambiato. Balotelli insidia L. Adriano  per un posto in attacco (anche se, personalmente, per adesso preferisco la complicità Bacca-Adriano piuttosto che l’accentramento su di sé che Balotelli comporta inevitabilmente) e Kucka sembra essere un imprescindibile del centrocampo rossonero, per la voglia che mette in campo, per l’intensità con cui gioca. E, attenzione a quanto segue, la situazione non è cambiata perché Balotelli e Kucka siano improvvisamente diventati i fenomeni che non erano e che non sono nemmeno ora (se solo Balotelli non avesse quella testa sotto quella cresta … ). Non erano fenomeni prima, non lo sono adesso. Balotelli non vale Ibra. Kucka non vale forse il centrocampista di qualità che sognavamo e che non abbiamo avuto. Ma non si tratta nemmeno dei giocatori che il panico collettivo vi ha fatto vedere. Mi permetto, stavolta, di non usare il plurale maiestatis come faccio di solito, per un motivo semplicissimo, e il motivo può essere letto benissimo in un commento lasciato su questo blog proprio riguardo alla situazione descritta fino ad ora.

Insomma, il panico collettivo vi ha fatto vedere un incendio. Invece era solo un mozzicone di sigaretta, spento male. Ricredersi è umano. Gridare “aiuto, aiuto” e strapparsi i capelli solamente perché tutti gridano “aiuto, aiuto” e si strappano i capelli, è un altro discorso.

Per fortuna siete in buona compagnia. In compagnia di tutti gli interisti (e quando dico tutti, intendo realmente tutti, nessuno escluso) che non volevano Felipe Melo, lo denigravano, lo insultavano e addirittura minacciavano di ‘dimettersi da tifosi’ se fosse arrivato. Ne ho lette veramente di incredibili, prima che arrivasse. Ne ho sentite di irripetibili, davvero. Quando l’affare sembrava saltato, li ho visti esultare. Ecco, guardateli ora. Guardate come sono ai piedi del loro nuovo idolo, che gioca con la grazia di un scannatore di porci (con tutti il rispetto per chi, nella vita, scanna i maiali) e poi guardatevi allo specchio. Trovate le differenze, se ci riuscite.

18maggio1994

Posted by 18maggio1994

Marco Pasquale Marchese. Nato a Palermo, classe 1993. Rossonero non per passione, ma per fede. Laureando in Giurisprudenza, anche se avrei voluto studiare Storia dell'Arte. Ma poi come avrei spiegato ai professori che una giocata di Van Basten vale quanto un quadro di Caravaggio ?