Succede, molto spesso, che i tifosi di una squadra prendano particolarmente a cuore i giovani calciatori che si affacciano alla prima squadra provenienti dalle giovanili. Senza il clamore della stampa e dopo aver soffiato il posto a un giocatore molto più affermato, i cuccioli hanno tutte le caratteristiche per essere eletti a beniamini della squadra.

Naturalmente l’affetto va ricambiato e, se di mestiere fai il calciatore, le buone prestazioni devono essere la moneta di scambio, altrimenti il sistema non regge. Uno degli esempi lampanti di questa categoria è sicuramente Mattia De Sciglio: dopo aver esordito a 19 anni sia in Champions League che in Serie A sotto la guida di Allegri nella stagione 2011/12, Mattia diventa titolare (a 20 anni) l’anno dopo. Lui, milanese e con tutta la trafila fatta nelle giovanili del diavolo diventa subito un beniamino dei tifosi (anche del sottoscritto). Complice la concorrenza non troppo agguerrita nel ruolo (Urby Emanuelson, Kevin Constant e Ignazio Abate) gioca tante partite sia sulla fascia destra (quella del suo piede forte, il destro), ma anche sulla sinistra. Gioca così bene da meritarsi anche la chiamata in Nazionale (in quell’estate si gioca la Confederations Cup). Per quanto mi riguarda fu anche uno dei (tanti) motivi che mi spinsero a non avere più fiducia in Allegri. Quel giovane ragazzo sembrava scontato dovesse essere titolare nella partita più importante dell anno, ma non lo fu (il Barcellona vinse poi quattro a zero).

Come sempre accade quando un giovane si mette in mostra, si sprecano i paragoni. Il parallelo che si fa Mattia è addirittura quello con Paolo Maldini: “È il mio erede”, dice lui. Ma, dopo l’estate 2013 ecco un lento, inatteso declino. Che va di pari passo, se vogliamo, con l’altro classe ’92: Stephan El Shaarawy. Non si ripete con Allegri, non fa meglio con Seedorf che lo riporta sulla fascia destra. Con Inzaghi sembra poter esserci spazio per risalire la china: invece tira fuori la stagione peggiore della sua ancora verde carriera. Le espulsioni contro il Torino e quella tragicomica contro il Napoli lo stanno a testimoniare.

Il ragazzo che con personalità affrontava palcoscenici importanti senza neanche avere compiuto vent’anni ha lasciato spazio ad un giocatore timido, insicuro, che fa quasi sempre la giocata sbagliata. Nell’amichevole di ieri sera con il Bayern ecco altri due esempi: prima lascia avanzare troppo Bernat che fa 1-0, poi è graziato dal palo dopo essersi perso Hojbjerg. Neanche con Mihajlovic si è partiti con il piede giusto, quindi.

Ora il ragazzo è un problema: ora come ora non sembra adeguato, ma si tratta comunque di un ragazzo di soli 23 anni con esperienze importanti alle spalle. Aspettarlo ancora o cederlo? Probabilmente, anche se mi duole per via del ragionamento fatto all’inizio, anche per lui come El Shaarawy la strada della cessione mi sembra inevitabile. La tifoseria, una volta benevola, ora è contro di lui. E questo sembra avere accentuato le sue fragilità caratteriali. L’ultima parola spetta comunque a Mihajlovic, proverà lui a svegliare De Sciglio dal torpore.

Posted by _emmegi