Dato il momento poco favorevole (eufemismo inside) che stiamo passando, il mormorio (altro piccolo eufemismo) dei tifosi scontenti si traduce spesso e volentieri in fantasiose visioni sul futuro del Milan.
Solitamente la filastrocca non comprende il solito “ci sono un giapponese, un francese e un italiano”, ma piuttosto ci racconta di sceicchi, di AD illuminati, di allenatori à la Spalletti e di campioni.
Cosa c’è di realistico? Nulla, è una favola, come detto.

Sì perchè se vogliamo riflettere sul futuro del Milan dobbiamo purtroppo farlo entro un raggio limitato. Berlusconi non venderà, quindi la figurina dello sceicco possiamo già eliminarla dall’album. Galliani o resta o lascia campo aperto a Barbara, quindi anche la storiella sugli AD finisce lì. Spalletti? Costa troppo, solita altra filastrocca cui siamo, ahimè, abituati. E i campioni? Scordiamoceli. Non siamo una big.
“Il Milan si merita un progetto” recita Sacchi. Arrigo mio noi ti ringraziamo per aver scoperto l’acqua calda, però buttata così la dritta ci serve a poco.
Quindi mi chiedo: cosa si potrebbe fare di buono per rilanciare un progetto vincente che sia alla portata di una società che non solo non apre i rubinetti, ma l’acqua che sgocciola se la mette pure via?
Innanzitutto bisogna entrare nell’ottica di un ridimensionamento: basta favole, basta proclami, basta mancanza di rispetto per i tifosi. Insomma, basta circo.
Dopodichè, scegliere finalmente un allenatore fatto, finito e capace, che lavori e che sfrutti al meglio i ragazzi a disposizione. Perchè non siamo da decimo posto.
Basta sceneggiate, basta primedonne, basta colpi di tacco. Testa bassa, calci in culo e lavoro. Pioli? Uno così, ecco.

Ma basta?
No, non basta. Guardiamo la Roma, da squadra fallimentare a top club in un’estate. Grande allenatore pescato dal mazzo e mercato perfetto. Ok, noi non spenderemo quanto la Roma, ma intanto evitare di prendere ex campioni o figurine a parametro zero potrebbe dare una mano. L’ha detto anche Sacchi: basta indegni.
Via gli esuberi, via gli strapagati e i poco motivati, dentro chi ha voglia di lavorare. Non c’è solo Bonaventura là fuori.

Tutto molto bello. Ma è realizzabile? Sì, se si fosse meno egocentrici e si ammettesse di aver sbagliato. La linea intrapresa non va bene, i Torres, gli Essien e compagnia li paghi per anni, non solo per le partite in cui ti portano via 2 o 3 punti.
Basta poi con la cultura oligarchica che domina in Casa Milan. Montolivo cosa ha fatto per essere ritenuto un grande giocatore? Lo dimostrasse in campo. Non lo fa? Panchina. El Shaarawy neanche? Panchina. Più meritocrazia, meno pregiudizi (positivi o negativi che siano).

Insomma, io sono del parere che senza investire i trofei non lo vinci, però un progetto di cui andare fieri magari lo tiri su e nel tempo raccogli i frutti, magari in concomitanza di una tornata voglia di comprarsi un paio di giocatoroni.
Lotito è odiato dal 98% dei laziali, escludo solo lui, moglie e sadomasochisti. Eppure la Lazio và. Eccome se và. Và e ci ha anche legnati, anche se noi abbiamo quel fenomeno di Montolivo. Loro chi schieravano in mezzo al campo? Parolo, Biglia e Cataldi. Cataldi, della primavera. E ci hanno dato una lezione. Perchè? Perchè in campo sanno cosa fare.

Forza Diavolo, che così noi non ti vogliamo vedere. Mai più.

Mattia Urbinati

Posted by Mattia Urbinati

Prima c’era il gioco del calcio, poi è arrivato il Milan. Da quel momento tutto è cambiato. (L'Equipe)