Sabato sera, serata molto primaverile a Torino nonostante il calendario indichi chiaramente la data del 10 gennaio. Capisco subito che guanti e berretta sono stati una scelta abbastanza sbagliata, li ripongo in tasca e, dopo un’immancabile tappa porcaro, mi dirigo verso il settore ospiti dello Stadio Olimpico. L’atmosfera é la solita, gioiosa nonostante la brutta sconfitta patita in casa con il Sassuolo solamente cinque giorni prima. Improvviso (e forse anche un po’ insperato) arriva il gol del vantaggio, con Ménez che trasforma il #rigoreperilmilan. Su come sia proseguito il primo tempo penso sia superfluo aggiungere qualcosa. Posso solo sottolineare l’urlo “Piano!” della curva poco prima che De Sciglio abbattesse Darmian. Urlo che sicuramente non é arrivato alle orecchie del difensore milanese.

Per il secondo tempo scendo al primo anello. “Si vede bene”, mi avvertono,”ma c’é un tizio con il bandierone che non ti fa vedere bene l’altra porta”. Tra me e me penso che va bene così, tanto siamo in 10 e toccherà soffrire. Scoprirò dopo 45 minuti più quattro di recupero che le mie aspettative erano fin troppo rosee. Almeno, il bandierone non ha infastidito troppo.

L’aver presenziato ad una delle peggiori partite degli ultimi anni del Milan (forse avvicinata solo da quella con l’Ajax ad Amsterdam in Champions League) é stato avvilente, un concetto esemplificato al meglio da Christian Abbiati nella conferenza stampa pre-partita di lunedì: “La cosa che più mi dà fastidio è che ora le squadre vengono a San Siro convinte di potersela giocare, mentre una volta venivano qui per non prenderne 5”.

Christian, uno che parla poco, stavolta ha centrato perfettamente il punto: il Milan non incute più lo stesso rispetto di un tempo, sia dentro che fuori dal campo. Per quanto riguarda quello che succede sul prato di San Siro, ciò che dice Abbiati é più che ovvio: una volta andare a vincere a San Siro era una missione pensabile solo per le grandi squadre, ora basta un Palermo o un Sassuolo per far passare delle brutte giornate ai rossoneri. Certo, anche con Ancelotti a volte si perdeva in squadra con le piccole, ma c’era sempre l’impressione che fosse il classico incidente di percorso di una squadra straordinaria. Il Milan di Capello invece non aveva di questi problemi: l’unica variante era sapere se la partita finisse 1-0 o 2-0.

Quindi, se un miglioramento tecnico ci deve essere (ed é la cosa più importante), deve essere accompagnato anche da un’aumentata autorevolezza fuori dal campo.

Per spiegare questo concetto, commetterò di nuovo l’errore di considerare “il popolo del web” (secondo la ridicola definizione che va per la maggiore sui quotidiani) come un sottoinsieme significativo dell’opinione pubblica, anche se palesemente non é così. Mi perdonerete.

Come sappiamo, i milanisti sui social sono in subbuglio a causa soprattutto dei risultati che non arrivano. In questo clima di insoddisfazione, basta poco per accendere la miccia. E credo che il dipartimento di comunicazione della società possa, effettivamente, fare più attenzione.

Non dico che la gestione del sito e del social debba per forza raggiungere eccellenze come quella, per esempio, del Southampton, ma sicuramente si può fare di più di così. Lunedì poi, sul sito é apparsa questa Breaking NewsSicuramente i dati sono corretti, anche se risulta un po’ surreale che un’agenzia di statistiche debba dire alla società A.C. Milan che i punti di distacco dal terzo posto siano cinque. Ma tempi e modi sono sicuramente sbagliati: bisogna evitare di aiutare così chi dileggia i milanisti dando a loro l’opportunità di un bersaglio così facile. Dopo il dolce all’ananas abbiamo dovuto sorbirci anche questa dei cinque punti di distacco. Può essere pure una buona occasione per fare una risata, ma da un’opportunità in più a chi vuole farlo di attaccare gratuitamente la squadra. E, ultimamente, oltre ai soliti noti bianconerazzurri c’é anche tanto fuoco amico.

 

Posted by _emmegi