Ormai cerchiamo di farci il callo, ma fa ancora male. Vedere come il Milan sia diventato lo zimbello dei media non fa certo piacere: a questo hanno contribuito scelte poco felici che vanno rimarcate (una certa oscurità nel progetto tattico di Inzaghi, il Berlusconi giocato a novembre in uno stadio vuoto, in concomitanza con la Champions e senza la presenza di Silvio o Barbara sugli spalti), ma ciò non significa che sia accettabile il trattamento riservato al Milan da parte dei media, anche da quelli di supposta fede rossonera. I pochi fedelissimi rimasti hanno ogni giorno vita più difficile, e il loro encomiabile sforzo per controbattere ai gufi, malelingue e avvoltoi che ciarlano spesso dalle stesse pagine (o dallo stesso sito) rischia di essere inutile. Per questo, come mi capita sempre più spesso, vorrei usare questo spazio per fare alcune puntualizzazioni.

Non si può tollerare che si faccia beffa di un Amministratore Delegato con delega al ramo commerciale della società che vada in missione alla ricerca di nuovi sponsor e partner per il Milan, prendendosi cura dell’ambito di cui è responsabile. Soprattutto, non è tollerabile se la stessa cosa, se fatta dai dirigenti di altre società, porti applausi e riconoscimenti da parte degli stessi giornalisti. Anche quando la venerazione spasmodica del dio denaro si tramuta nel dileggio alla storia del calcio e della propria stessa società (ogni riferimento allo “stadio Abu Dhabi” è puramente casuale), cosa che dalle nostre parti dubito possa mai succedere.

Non si può tollerare che si metta in mezzo ancora la politica (nel quale campo Berlusconi è tra l’altro una figura ogni giorno più marginale) per cercare di denigrare il Milan e designarlo ancora come squadra del potere, dimenticando che una delle due società che di questi tempi vanno per la maggiore è di proprietà della famiglia più potente d’Italia, mentre presidente e capitano dell’altra partecipano, nel silenzio generale dei media, a una cena organizzata dal partito attualmente al governo.

Non si può tollerare che qualunque progetto di una squadra finanziariamente autosostenibile che venga dalla bocca di Berlusconi o di Galliani venga rigettato e insultato in blocco, mentre ci si spertica di lodi nei confronti di un altro presidente che afferma le stesse parole, salvo volutamente ignorare che quello stesso proprietario pochissimi giorni fa è dovuto volare in fretta e furia alla sede dell’UEFA per cercare di limitare i danni causati da grosse passività di bilancio e ripetute violazioni del fair play finanziario (cosa di cui non è la sola squadra colpevole in Italia, ma anche questo viene tralasciato).

Un tempo nemmeno troppo lontano il nome del Milan suscitava rispetto e timore in tutto il mondo. E ancora oggi spesso è così, a differenza che per altre società italiane tanto grandi in patria quanto misconosciute e risibili all’estero. Solo in Italia dobbiamo sopportare tutto questo.

Posted by bari2020

Vice-direttore del blog. Responsabile dei Post-partita del Milan e della Nazionale e della rubrica di approfondimento sulla Champions League: attivo sul blog da Gennaio 2010.