“Il sistema italiano si muove con leggi non scritte in cui il potente ha sempre ragione e gli si può concedere tutto”. Parola di Morgan De Sanctis. Niente di nuovo, mi verrebbe da dire, parole già sentite, trite e ritrite, ma che questa volta hanno fatto non poco scalpore. L’intervista della Gazzetta al portiere romanista è stata fortemente criticata come se fosse la prima volta che un giocatore si esponesse contro arbitri e contro la Juve. In queste due settimane ne abbiamo sentite di ogni e soprattutto da ogni parte: da Totti a Buffon, da Agnelli a Yanga Mbiwa, a Bonucci. L’unico che ha cercato di placare il tutto è stato il povero Pallotta, poco abituato a polemiche così tipicamente italiane.

Penso che l’unica critica che si possa muovere sia la scelta delle tempistiche da parte della Gazzetta. Proprio nel momento in cui sembrava che le polemiche si fossero calmate,  alla ripresa del campionato, serviva ben poco un’intervista del genere. Che annovera frasi come “Si ha la sensazione di non giocare ad armi pari”. “Come dicono a Torino? ‘Vincere non è importante: è l’unica cosa che conta’. Dovrebbero aggiungere: “E non ci interessa tanto come”. “ Tutto quello che la Juve ha vinto nel calcio italiano non è proporzionale a quello che ha vinto all’estero. Ed è qualcosa che fa riflettere…”. Ricordo le provocazioni, ai tempi del Napoli, del caro De Sanctis a San Siro, con tanto di pantaloni calati verso la curva, quindi non mi sorprendo di un’intervista del genere. E capisco che non sia facile gestire un’incazzatura del genere.

Non capisco invece la Gazzetta che si è sentita in dovere di giustificare l’intervista con frasi fatte del tipo “Le sue opinioni possono non essere condivise e certamente criticate, ma sono rilevanti e vanno pubblicate”. Capisco che la rabbia del web possa aver preoccupato il direttore, ma il primo giornale sportivo italiano non dovrebbe neanche pensare di giustificare una scelta del genere. E per chiudere sul passato rossonero non capisco (anzi purtroppo capisco fin troppo bene) mister Allegri che ha assunto la perfetta fisionomia juventina, predicando calma e difendendo strenuamente le scelte arbitrali. Ricordo nitidamente le folli proteste, reiterate e giustissime, per il clamoroso errore sul celebre gol di Muntari. E tra l’altro mi chiedo spesso: cosa sarebbe successo nel caso di un errore del genere? Probabilmente avrebbero versato del sangue. Penso che non vedere una palla oltre la linea di porta di almeno 3 metri sia molto ma molto più evidente dei pur chiari errori commessi in occasione di Juve-Roma. E quella era effettivamente una sfida scudetto, non una sesta giornata di campionato. Ma in quel caso finì tutto ironizzando su Galliani che teneva la foto del gol valido sul cellulare: scudetto alla Juve e tutto nel dimenticatoio. Altro che intervista a De Sanctis.

SG

Posted by SG

Editorialista del blog