Una partita già di fatto decisa, l’altra che doveva giocarsi sul filo del rasoio. E così è stato: Bayern-Barcellona e Real Madrid-Juve vanno come si era detto alla vigilia, con i blaugrana già in finale e la Juventus che la finale la conquista ai punti contro un Real inesistente sotto porta.

La partita di ieri sera doveva essere poco più di un pro-forma per Luis Enrique e i suoi: l’ex tecnico della Roma, tornato nel suo habitat a Barcellona dove infatti la resa è completamente diversa, perde 3-2 a Monaco ma risolve quasi subito la pratica qualificazione. Dopo il vantaggio con Benatia di testa, fin troppo libero in area catalana, arrivano presto (al 15′ e al 29′) due gol-fotocopia di Neymar su assist di Suarez. Barça che probabilmente con la testa è già in finale, a quel punto sarebbe servito un 6-2 alla squadra di Guardiola per passare. Ma il Barcellona, come detto sette giorni fa, non è il Porto e i gol del secondo tempo sono solo 2, tutti di marca bavarese, con Lewandowski e Muller. La qualità messa in mostra nei 180′ avrebbe fatto della vincente di questa partita l’ovvia favorita per la finale, e il Barça dei tre tenori Messi-Neymar-Suarez lo conferma. A patto che la spinta propulsiva della Juve, nel frattempo, si sia esaurita.

Un buon livello di gioco, mai visto nei primi due anni di Milan allegriano (quando gli interpreti c’erano), una certa dose di fattore C e maggior cinismo sotto porta hanno portato i bianconeri in finale, contro un Real incapace di inquadrare lo specchio nei momenti in cui serviva. Le prime palle gol sono dei blancos, prima con un colpo di testa di Bale alto poi con una bomba da quasi 40 metri dello stesso Bale respinta da Buffon. Due minuti dopo arriva il rigore per il Real, per fallo di Chiellini su James. Batte Ronaldo, gol che qualificherebbe gli spagnoli. Da qui a fine primo tempo sono i bianconeri, stasera con la tradizionale divisa blu “europea”, a fare la partita, ma al 40′ arriva una doppia palla gol fallita da Ronaldo e Benzema. La prima di una lunga serie, che arriva però dopo il pareggio (decisivo) di Morata al 57′. Difesa madridista non perfetta su una punizione per la Juve, la palla arriva allo spagnolo che la spara centrale sotto la traversa. Casillas tocca ma non basta, ed è 1-1. Ben tre palle gol per il solito Bale, fuori di poco, poi è Ronaldo a deviare a fil di palo, ma su un contropiede la Juventus sfiora addirittura il raddoppio con Pogba.

Gli attacchi finali troppo confusionari del Real poi culminano in una rimessa assurda di Casillas, comunque ben più che sufficiente per via di tre grandi parate che hanno salvato il risultato: ma la Juve è in finale, e già partono parallelismi con Berlino e l’Italia 2006 (come al solito, la Nazionale è bianconera solo quando fa comodo) e soprattutto chilometri di sfottò a uno dei due migliori giocatori del mondo, colpevole di essere troppo “fighetta” al cospetto di un “vero combattente” ferito e con la maglia insanguinata all’andata (con tutte le volte che ha provocato traumi lui agli altri, meglio non dire niente). Un epilogo imprevisto, per una squadra che aveva faticato non poco nella fase a gironi, ma che evidentemente nella partita secca -come da tradizione di Allegri, da sempre meno forte in campionato ma con qualcosa in più in partite del genere, si veda certi pareggi contro un Barcellona anche più stratosferico di oggi- ha messo alle corde le altre. Tanta fortuna nei sorteggi di ottavi e quarti, ma anche il cinismo necessario a mettere 1 gol su 4 tiri in porta in croce nella gara decisiva. Ora tocca al Barcellona, teoricamente altro livello visto come ha steso squadre come Psg e Bayern, ma in finale tutto è possibile.

Posted by piterdabrescia

Editorialista da settembre 2012, vice-direttore e curatore delle rubriche "Destinazione" da ottobre 2014

15 Comments

  1. Mamma mia che culo i gobbi. Il Real meritava di andar al riposo sul 3-0. 22 tiri ad 8. Tra andata e ritorno due contropiedi nel miglior momento. La peggiore finalista da Monaco 2004 ed il peggior allenatore in finale dai tempi di Deschamps.

    Mai i complimenti a quelli là. Mai

    Carletto, torna.

  2. Dunque, Luis Enrique è stato fatto scappare da Roma e, vedendo gli attuali risultati, hanno fatto anche bene!
    Invece l’altro, aspetta, come lo chiamano? Non mi ricordo, però è scarso e non ci capisce un cazzo, infatti è stato pure lui cacciato da uno squadrone altrimenti vincente … Cazzo, non mi viene il nome. Com’era? Mi sembra lo chiamassero Capra. E pure il nano coi capelli d’asfalto fece una battuta in lombardo una volta. Aspetta, forse càntera, che ne decantava in continuazione la scarsezza, si ricorderà il nome! Boh, non riesco a ricordarmi. Fatemi sapere voi!

    1. Non so dove vuoi andare a parare, ma capra era e capra resta, anche se, con il culo che si ritrova, dovesse vincere la coppa.
      Enrique non mi sembra che a Roma avesse gli stessi giocatori che ha oggi.
      Allegri, che non è scarso, ma è capra, invece al Milan i primi due anni non mi sembra avesse una squadra tanto scarsa e, soprattutto, quando ha perso lo scudetto contro la prima Juve di Conte aveva ancora una squadra nettamente superiore. Venne quasi alle mani con Ibra e fece fuori tutto lo spogliatoio storico: Nesta, Gattuso, Seedorf, Inzaghi in un colpo solo, dopo che Pirlo lo aveva fatto fuori l’anno prima.
      Non andiamo, come sempre, a tagliarci le palle per far dispetto alla moglie.

    2. Capra era e capra resta. C’è ben poco di Allegri in questa finale.

  3. Nella juve c’è molto più di Allegri che della contessa e se non riuscite a capirlo, lasciatelo perdere il calcio!
    I vecchi senatori non li ha fatti fuori Allegri ma il tempo che passa! Il caso di Pirlo poi, è particolare e risaputo. Fu lui a non accettare il gioco che l’allenatore aveva intenzione di fare e chiese di essere ceduto. Senza contare come giocava negli ultimi tempi!

    1. Pirlo ha trasformato una squadra senza capo ne’ coda come era la juve prima di lui in un meccanismo perfetto con un centrocampo che gioca a memoria , Fino al punto che ora puo’ fare a meno dello stesso Pirlo e di un allenatore virtuale come quel manichino,

    2. Se fai queste considerazioni sei uno di quelli ai quali sotto sotto non piaceva Sacchi e si è sentito liberato da Capello.
      Forse una riguardatina alla storia del calcio è meglio che te la dai tu.
      Allegri alla storia del Milan ha comunque lasciato molto poco, se non uno scudetto vinto contro nessuno con una signora squadra, un’altro perso quando era già quasi vinto (contro la prima Juvettina di Conte) e un mezzo campionato chiuso a 22 punti con il suo successore che ne fece 35 nell’altra metà.
      Della Juvettina di Conte (gol di Muntari a parte) non dimenticherò mai la lezione di gioco che ci diedero alla sesta giornata. Loro “squadretta alle prime armi” noi superbi e scudettati.

  4. No guarda, Sacchi e Capello non c’entrano una mazza. Basta saper capire la differenza tra i periodi storici e considerare tutto di conseguenza.
    Quel che penso io è che il primo anno ha vinto lo scudo grazie agli ultimi respiri dei vecchi senatori rimasti, allo zingaro e a lui stesso. Nel secondo anno, col gol di Muntari assegnato, ci sarebbe stato un finale diverso e ne sono sempre stato convinto, benché la squadra già facesse pena. Nella metà del terzo, che dire? Nemmeno uno nato a Nazareth avrebbe ottenuto qualcosa di meglio. Non esce sangue dalle rape!
    Anche troppo per la merda che aveva tra le mani!
    Però si è visto quando è andato via, quanto la colpa fosse tutta sua. Ne sono convinti anche a Torino!

    1. Juventus-Milan 2-0, 2 ottobre 2011. La formazione del Milan, con lo scudetto sul petto: Abbiati; Bonera, Nesta (71′ Antonini), Thiago Silva, Zambrotta; Nocerino (83′ Ambrosini), Van Bommel, Seedorf; Boateng; Ibrahimovic, Cassano (61′ Emanuelson) (a disp. Amelia, De Sciglio, Aquilani, Inzaghi).
      Non mi sembra che fosse una squadra tanto scarsa e malmessa.
      Invece, lezione di calcio a tutto campo per 90′ da una squadra appena confezionata in estate.
      Per me questo vale più di qualunque altra cosa: per capire la differenza dei due “manici” e per capire perchè oggi la capretta sembra essere un messia.
      Poi che le colpe di come si è ridotto il Milan non sono le sue non l’ha mai detto nessuno. Almeno non io.
      Quello che non posso capire è perchè si debba usare una capra insignificante per la nostra storia solo per metterla a contraltare a alla proprietà e al cravatta gialla. Simbolo di una malefica e perversa conduzione societaria. Il simbolo di ciò è caso mai il Milan stesso e le vittime siamo tutte noi. Arrivare a mettere la capretta davanti ad Ancelotti solo per soddisfare il proprio personale bisogno di soddisfazione è la cosa più becera che un rossonero possa fare.

  5. Eh ma insomma … Abbiati, bonera, emanuelson, Seedorf che faceva una partita ogni 10, Nesta sempre infortunato, Zambrotta finito, boateng che era buono a ballare e basta … Non mi sembra fosse tutta questa iraddiddio quella squadra. Ma son gusti! Per me vale come una partita, non di più!
    Io non ho mai considerato un messia Allegri e ti assicuro che mi è sempre stato sul cazzo fin da quando giocava col Pescara. Non sono mai stato contento del suo arrivo al Milan e sono pure stato sollevato quando è andato via.
    Quel che mi fa incazzare sono gli intenditori come voi che di volta in volta cercate il capro espiatorio a cui addossare tutte le colpe, soltanto per non darle a chi veramente dovrebbe essere il legittimo … Proprietario!
    Anche queste discussioni del cazzo che vi fate, le guerre tra sostenitori di galliani e quelli del testa asfaltata, vi sembrano normali? E poi vi permettete di dare le patenti di tifo, giudicate gli altri tifosi. Siete ridicoli, non ve ne accorgete?
    Quello che non capisci, non sono i contraltari, è tutto quanto il resto, perché ragioni proprio a cazzo e non capisci nemmeno cosa leggi!

  6. Poi questa:

    “Arrivare a mettere la capretta davanti ad Ancelotti solo per soddisfare il proprio personale bisogno di soddisfazione è la cosa più becera che un rossonero possa fare.”

    Me la spiegherai, mi dirai quando ho fatto sta cosa, perché io non l’ho mai fatto!
    Giusto per tornare al discorso che non capisci quel che si scrive e interpreti come cazzo ti pare!

    1. Se mercoledì sera non ha mai smesso di sperare che vincesse il Real quella frase non era riferita a te.
      Ognuno è libero di sentirsi investito o meno. Risponde alla sua coscienza non a me.
      La patente di tifo non la si da, la si merita.

  7. Alla mia coscienza non gliene frega un emerito cazzo del calcio. Io quelle merde dei gobbi neanche li guardo.
    Non devi preoccuparti della gente che non conosci. Hai molto del tuo di cui preoccuparti!

  8. Infatti alla coscienza non gliene frega niente del calci. ma solo della tua onestà intellettuale.
    E poi finisci troppo spesso sul personale. Qualche problema?
    T’incazzi troppo. Fa male al fegato, e anche alle coronarie.

  9. Io non m’incazzo mai, nemmeno quando leggo le tue stronzate!
    E poi, io tifo come cazzo mi pare, senza bisogno delle tue idiote patenti!

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