muller_gol_bayern_barcellona_gettyAlla fine tanto tuonò che piovve. Che il Barcellona stesse iniziando la seconda parte di questa stagione con un declino era chiaro a tutti, già dalla gara di San Siro col Milan a cui è seguita l’eliminazione dalla Coppa del Re per mano del Real Madrid e – quindi – dal doppio pari col Paris Saint Germain ma che potesse perdere addirittura per 4-0, cosa che non accadeva dal lontano 1997, sembrava fuori da ogni possibilità. E’ stata proprio la gara di Milano a mettere a nudo tutte le debolezze di una squadra che, se attaccata, diventa perforabile ed il cui possesso si sta trasformando sempre più in sterile: il mio pensiero sul tiki-taka è noto da tempo – non è calcio, al massimo, è calcetto a cinque quello che si gioca in una divisione apposita di FIFA e UEFA: non può essere considerato, infatti, calcio un sistema che ti obbliga a dover tenere palla di più e a dover tirare di più rispetto all’avversario per poter segnare un gol.

Il Bayern è riuscito a sfruttare tutte le debolezze dei catalani ottenendo il sopravvento prima di tutto sul piano fisico (quanto ci è mancato un vero centravanti al Camp Nou) e facendo capire al Barcellona che non si sarebbero limitati alla sola difesa: il risultato è un 4-0 secco che è comunque da dividersi equamente in meriti bavaresi e demeriti catalani. Non si può non pensare, infatti, non tanto alla partita con la Juventus quanto all’ottavo di finale dei bavaresi contro l’Arsenal dove solo i gol fuori casa sono stati lo spartiacque tra la squadra della capitale dell’oktoberfest e l’eliminazione senza scomodare la squadra di Conte, da ieri “più forte del Barcellona sul campo“, (altra leggenda da affiancare ai 30 scudetti): il Barcellona ha dovuto sudare due passaggi del turno dovendosi giocare entrambe le gare fino all’ultimo sia con il Milan che con il PSG.

La partita di Monaco non può non aver segnato, finalmente, il tramonto dell’era del tiki-taka e un’ideale passaggio di consegne alla squadra candidata a giocarsi il titolo europeo con il Dortmund e lasciando il Barcellona a guardarsi indietro e chiedersi gli errori di una gestione che, di fatto, consegnerà “alla leggenda” una squadra che nel suo ciclo 2009-2013 ha fatto meno finali del tanto sottovalutato Milan di Ancelotti, pur portando a casa gli stessi titoli europei. Si è tanto parlato del settore giovanile del Barcellona, anche esaltandolo ma la realtà è che nel sistema Guardiola sono stati capaci di giocare solamente i campionissimi in una rosa cortissima. Bojan, Suarez, Thiago Alcantara, Tello, Giovanni dos Santos sono solo alcuni dei nomi di giovani lanciati dal Barcellona etichettati, magari, per un breve periodo come “fenomeni” e poi inesorabilmente persi così come i costosissimi acquisti Fabregas e Sanchez con i quali “la squadra della Cantera” ha speso più di 300 milioni di cartellini negli ultimi anni senza andare a calcolare alcuni ingaggi stratosferici.

Il Barcellona si scopre quindi fragile nel momento in cui arriva uno dei pochissimi infortuni della carriera di Lionel Messi che, abbinato ad un momento non propriamente positivo di Iniesta e uno Xavi che va ormai per i 33 anni non può che far uscire il fatto che il resto della rosa intorno a questi sia spesso composta da elementi non di primissimo piano: basti pensare a Valdes, o Mascherano, centrale fuori ruolo, il sopravvalutatissimo Busquets oppure Piqué paragonato a Thiago Silva perché difensivamente fa un’ottima figura per quei due/tre interventi che è chiamato a fare nella liga: una rifondazione per coinvolgere i campioni dimenticati potrebbe non essere inevitabile ma senza dubbio auspicabile se i catalani vogliono tornare ad essere tra le favorite del torneo – una rifondazione che preveda un allungamento della rosa ed un sistema di gioco vero e niente più quel maledetto e inutile sistema di passaggi.

f130734dc6dffc0d2f0f6a706700bf85--630x365Non è andata meglio al Real umiliato in quel di Dortmund in una partita in equilibrio solamente per i primi 45 minuti di gara in una partita che ha ricordato molto la fotocopia di quella del giorno prima. Primo tempo sostanzialmente equilibrato, meglio il Dortmund che però paga un errore di Hummels con un gol di Ronaldo che potrebbe essere pagato a caro prezzo al ritorno – poi l’armata dei blancos si sfalda e crolla sotto i gol di Lewandowski. Anche in questo caso non è da dimenticare il fatto che stiamo parlando di una squadra che il miracolo lo aveva già compiuto un turno fa quando era stato quasi eliminato in casa dal Malaga riuscendo poi a ribaltare il tutto nel recupero quindi i demeriti sono più da ricercarsi in casa dello Special One chiamato ora a ripetere le orme del Deportivo 2004, unica squadra spagnola capace di ribaltare un 4-1 fuori casa.

La spiegazione è forse da ricercarsi nel fatto che la Liga risulta essere un campionato decisamente troppo squilibrato verso le prime che hanno pochissime possibilità così di confrontarsi con le migliori d’europa – liga che quindi ha oggi ufficialmente abdicato dal trono in favore della Bundesliga destinata sull’onda lunga del mondiale 2006 (dal quale è cominciato il processo di crescita, un po’ come per Italia 90) ad essere il campionato di riferimento per il prossimo ciclo. Festeggiamo quindi questo 25 aprile come la liberazione da uno dei mali che più affliggevano il calcio europeo e che riconsegnano l’europa a quello che è il vero giuoco del pallone – a mai più rivederci, tiki-taka.

Diavolo1990

Posted by Diavolo1990

Amministratore, co-fondatore e capo-redattore del sito dalla sua fondazione.