adriano_galliani_milan_newE’ diventato molto spesso il capro espiatorio delle trattative fallite come se queste, poi, fossero veramente saltate per colpa sua. Sto parlando ovviamente di Adriano Galliani, il nostro amministratore delegato nell’occhio del ciclone per non aver portato Kakà al Milan per colpa della fiscalità spagnola – ovvero, in parole povere, per non avergli potuto garantire uno stipendio di 6 milioni di Euro netti l’anno. Basterebbe forse un po’ di materia grigia, però, per capire che di riportare Kakà a Milano a Galliani sarebbe fregato poco o nulla e che in questa trattativa – così come quella ipotetica di Balotelli – non è nient’altro che l’ennesima trattativa elettorale imbastita con tanto di campagna mediatica del presidente onorario in vista delle prossime elezioni politiche: sappiamo tutti, infatti, che né l’uno né l’altro servono a questa squadra.

Si imputa al nostro amministratore delegato di aver fatto molte volte un pessimo mercato, dimenticandosi però che il mercato va valutato con i soldi a disposizione. Considerato quindi che i soldi a disposizione sono stati tendenti allo zero – visto che le cessioni di Thiago Silva ed Ibra sono andati a bilancio non per colpa di Galliani ma per ordini presidenziali – analizziamo appunto il mercato del geometra. Pazzini oggi è il quarto cannoniere della serie A con 10 gol all’attivo, Montolivo arrivato a zero ha trovato un ruolo di leader in squadra e da novembre in poi è uno dei migliori centrocampisti del campionato come numero di passaggi riusciti e leader come numero di palloni recuperati nella squadra – lo stesso dicasi di De Jong il cui infortunio non è certamente colpa sua. Nel mercato ci entra anche il riscatto di El Sharaawy, ad oggi secondo cannoniere del torneo – il prestito di Bojan che può piacere o non piacere ma ha i numeri dalla sua: quando entra il Milan migliora il risultato e il giovanissimo Niang che sembra promettere bene in queste apparizioni. Una su dieci – leggasi il 10% – è una operazione non andate a buon fine: Francesco Acerbi, chiaramente non da Milan ma nemmeno da serie A dato che Zapata e Traorè non possono considerarsi fallimenti: il primo è semplicemente un normale difensore – non un Thiago Silva ma nemmeno un Acerbi mentre il secondo per via dell’irrisoria cifra spesa e della giovane età resta nella voce “da valutare” così come Gabriel. Altro che critiche: non so chi con questi mezzi sarebbe riuscito a fare meglio.

Si cita molto spesso Pradé ed il mercato della Fiorentina. Fermo restando che è decisamente facile prendere una squadra ed analizzare solo i colpi positivi ci terrei a far notare come la fantastica Fiorentina di Pradé non sia in lotta scudetto e nemmeno in lotta Champions League: è a soli due punti da noi, ad un tiro di schioppo per un eventuale sorpasso ed è stata eliminata come noi ai supplementari nei quarti coppa Italia nonostante una discutibilissima inversione di campo che gli ha concesso il vantaggio casalingo. Si cita Borja Valero come colpo possibile dimenticandosi, però, che non solo il Milan il suo centrocampista l’ha preso con Montolivo ma che lo stesso Montolivo nelle classifiche di rendimento della Lega Calcio è al quinto posto – al terzo se consideriamo che Benassi è lì per una sola partita e che Sneijder non gioca più in serie A. Ci si dimentica troppo presto che Borja Valero ha un obbligo di riscatto a sette milioni – cifra che noi non abbiamo potuto spendere (quella di Pazzini è compensata dalla plusvalenza su Cassano). Ci si dimentica che la Fiorentina ha preso Viviano per non farlo mai giocare, ha preso Migliaccio e ha toppato alla grande – ha dovuto ripiegare su Aquilani (nostro scarto) che ha avuto due giornate ad alto livello ma anche due infortuni – insomma altro che Pradé mago del mercato come qualcuno ha voluto far credere.

L’altra critica che viene rivolta spesso a Galliani è invece quella degli acquisti inutili: Traorè e Mesbah su tutti. Ci si dimentica però due fattori determinanti: il primo riguarda le cause per cui viene acquistata questa gente ed è sempre la mancanza di soldi per acquistare giocatori decenti. E un acquisto a questa cifra non può quasi mai essere una certezza ma risulterà essere sempre una scommessa che, qualche volta, può fallire: non si può pretendere che non falliscano mai – altrimenti nessuno spenderebbe più cifre importanti sul mercato per assicurarsi giocatori buoni – ovvero certezze che non possiamo più permetterci. Ci si dimentica inoltre che il costo di un giocatore è pari al costo dell’ingaggio e al costo del cartellino e che una rosa che disputa tre competizioni deve avere almeno 25 giocatori: si può risparmiare su Traoré e non spendere 1,2 milioni per tre anni – ma va comunque preso un altro centrocampista a quella cifra: 3,6 milioni tra cartellino ed ingaggio per tre anni – e a quella cifra non firma non dico Iniesta ma neppure Migliaccio. Insomma dare la colpa del non mercato a trattative come Traoré e Mesbah per quanto queste incidono su budget e monte stipendi è come lamentarsi del fatto che non si può comprare una macchina nuova perché si è appena comprato il giornale nell’edicola antistante il concessionario.

Galliani può fare qualche miracolo. Li sta facendo in questa sessione, li ha (Nocerino, Muntari) e li avrebbe (Tevez) fatti nella scorsa. Ma per le magie (leggasi Ibra a 24 milioni) ci vuole anche un po’ di apporto monetario da parte della presidenza. Un apporto monetario che non arriva più perché sembra che ormai da questo Milan Berlusconi non possa più ricavare quel consenso elettorale che lo ha spinto ad acquistare la società nel 1986. C’è ancora chi questo lo nega e non lo vuole vedere e continuerà a guardare in basso quando si tratta di assegnare le colpe senza avere mai il coraggio di alzare gli occhi e spingersi a guardare in faccia il vero responsabile della situazione, forse per timore reverenziale, forse per puro servilismo. Attaccare Galliani è molto più facile e più comodo: non è coinvolto in politica, non si deve difendere ciò che rappresenta, non si corre il rischio di intaccare l’infallibilità pontificia del capo. Se questa è la situazione sono il primo a dire a Galliani: dimettiti. Dimissioni perché la sua unica colpa è quella di essere complice di questa situazione vergognosa in cui non si può nemmeno progettare un futuro perché tutto dipende dai colpi di testa di Berlusconi e dalle sue aperture o meno dei rubinetti.

Galliani ci aveva anche provato a rendere il Milan autosufficiente e, con Leonardo, era riuscito a mettere in piedi una squadra che da sola e con i bilanci in ordine arrivasse nelle prime tre posizioni. Un Ibra di troppo ha fatto sì che ora quella squadra va ritrovata come punto di partenza – un Ibra i cui costi sarebbero però già stati ammortizzati per un altro anno dall’eventuale cessione di Pato al Paris SG la cui colpa anche qua viene attribuita sempre ingiustamente ad Adriano Galliani. Dica basta e vada in squadre che possano valorizzare una personalità del genere: PSG, Chelsea, Manchester City, Bayern Monaco e faccia capire a Berlusconi (sempre che gliene freghi) l’errore di non fornire liquidità quando per anni si è stati al passo delle migliori d’europa avendo la metà dei mezzi economici a disposizione come già fu nel ciclo del Milan di Ancelotti: mentre Real e Barça si contendevano le prime scelte (Beckham, Ronaldinho, Ronaldo) lui prendendo le seconde è stato capace di mettere in piedi la squadra più forte d’Europa. 

Oggi la sua colpa è di poter pescare non tra le seconde, non tra le terze ma tra le quinte-seste e dover provare comunque a rimanere in alto. O, forse, riflettendoci bene, non è questa una colpa da potergli attribuire: guardare più in alto e attribuirla al diretto responsabile per qualche “tifoso” sembra essere veramente troppo difficile.

Diavolo1990

Posted by Diavolo1990

Amministratore, co-fondatore e capo-redattore del sito dalla sua fondazione.